«Bagni rotti, muffa e letti ammassati»

di Serenella Bettin

Chioggia. I migranti denunciano il degrado nell’hotel Al Bragosso che li ospita. Lunedì ispezioni di Usl e vigili del fuoco

CHIOGGIA. Ecco come vivono i profughi all’interno del vecchio hotel Al Bragosso di Sant’Anna.

Se per tutti era un segreto, ora non lo è più. Bagni sporchi, tavolette del water rotte, tubi della doccia sorretti dallo spago, soffitti ammuffiti, letti ammassati uno sopra l’altro, materassi senza lenzuola, coperte su coperte per proteggersi dal freddo, sacchetti di nylon usati come separé per avere un po’ di privacy, borse e valigie ovunque, sacchetti della spazzatura sparsi in mezzo a una stanza di quattro metri per quattro e sporco dappertutto. Oltre a quell’odore di mucido impregnatosi tra le mura. «Vedete com’è stretto qui», dicono i migranti mentre mostrano le immagini di quel tugurio, «non ci stiamo, e poi fa troppo freddo. I “riscaldatori” non funzionano, a volte sì, a volte no, e l’acqua calda non c’è». Ieri comunque i richiedenti asilo però erano tutti tranquilli. I profughi dell’hotel Al Bragosso hanno cominciato a protestare mercoledì sera verso l’ora di cena.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una lite tra i migranti, i gestori della struttura e gli operatori della cooperativa, la Nuovo Mondo che novembre ha preso l’appalto. Pare che un senegalese avesse preso un pezzo di carta igienica troppo grande e lì sono scoppiate le grida, oltre a qualche pugno sul naso e a un bastone sulla schiena. Il bilancio è stato di qualche contuso tanto da far richiedere l’intervento degli uomini del commissariato di Chioggia e dei carabinieri. Il giorno dopo la protesta è ricominciata: i profughi trincerati dentro l’hotel, a cui è stato consentito l’accesso solo al dirigente del commissariato e al vicario del prefetto Sebastiano Cento.

Dopo qualche ora la situazione è tornata sotto controllo e il figlio del gestore della cooperativa è stato allontanato, almeno fino a lunedì. Pare infatti sia lui, secondo i racconti dei profughi, che alzi le mani verso i ragazzi ospitati nella struttura. «Quando c’è qualche piccolo problema», racconta un ragazzo, «lui prende un tubo di ferro…un bastone…e… – è vero che siamo migranti. Ma siamo animali?». Poi gli occhi gonfi pieni di pianto di un migrante colpito la sera prima. «Se lui rimette piede qui dentro», dice, «noi protestiamo di nuovo». Ora si dovrà attendere lunedì, dopo il sopralluogo dei vigili del fuoco e dell’Usl, per capire cosa succederà in quella struttura immersa tra le campagne clodiensi e la laguna. “Vogliamo saperlo subito se saremo trasferiti», dice un migrante, inoltre vorremmo capire perché l’anno scorso ci siamo pagati la scuola e volevano dieci euro in più? ». I migranti lamentano il fatto di come l’anno scorso la Caritas avesse pagato per loro 25 euro a testa per l’istruzione e l’iscrizione pari a 10 euro era a carico dei profughi stessi. “Perché ci hanno detto che dovevamo pagare 20 anziché 10?”. Domande a cui seguiranno inevitabilmente risposte.

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