«Servono più agenti in Commissariato»

di Carlo Mion

La preoccupazione dei sindacati di polizia: «La situazione ci sta sfuggendo di mano, in aumento le chiamate al 113»

MARGHERA. La conquista degli spacciatori è iniziata con piazzale Giovanacci dove si sono visti arrivare in gran numero, quando dall’altra parte della ferrovia lo Stato e il Comune hanno aumentato la pressione per rendere la zona più sicura e meno degradata.

Poi i pusher hanno conquistato metro dopo metro l’area centrale di Marghera. Da mesi lo vanno dicendo i sindacati di polizia e la Municipalità. In particolare Gianfranco Bettin. Lo scenario era inevitabile considerata la pressione che viene esercitata giorno dopo giorno dal lato di Mestre della stazione.

«Lo stiamo dicendo da mesi; la situazione a Marghera sta sfuggendo di mano. Era inevitabile con la pressione che viene fatta sul territorio a Mestre. Spacciatori, balordi, gente che vive di espedienti si sono spostati dal lato di Marghera dove vi sono due pattuglie due che fanno servizio, una delle quali a bordo di un camper. È evidente che non bastano ma soprattutto non sono sufficienti gli uomini che lavorano per supportare quello che le pattuglie, fanno in strada» spiega il segretario provinciale del Coisp Francesco Lipari. «Contrastare il degrado, la microcriminalità, lo spaccio e quei reati che creano allarme tra la popolazione non è solo una questione legata a quattro volanti che intervengono contemporaneamente sul luogo dove è stato commesso un reato. È anche, soprattutto, un lavoro quotidiano di presenza e raccolta informazioni. Non chiediamo al Dipartimento un rafforzamento per mettere agenti in commissariato e fare numero. Lo chiediamo perché il lavoro di una volante è vanificato se dietro quanto svolge in strada non vengono eseguiti controlli documentali e cercati posti nei centri di espulsione. Ribadiamo per l’ennesima volta che la riorganizzazione proposta non aiuta ad aumentare la sicurezza del quartiere, ma solo a perderla. Quando mi dicono che alla fine ci sono due denunce, tre furti e poco altro per dire che il servizio è sufficiente e i dati sono fisiologici, rispondo che questa interpretazione è corretta se non ci fossero le chiamate al 113. Infatti queste sono in aumento, sono in calo le denunce da parte della gente. Questo perché la gente non ha più fiducia nel sistema giustizia. Cose ripetute anche alla Commissione parlamentare quando è venuta in città e la gente ha ripetuto durante un’affollata riunione nella sede della municipalità», conclude Francesco Lipari.

Nella parte centrale del quartiere è evidente la presenza di chi è stato spinto oltre la ferrovia da Mestre. E queste presenza hanno portato un aumento di tensioni e a volte di episodi di microcriminalità: dallo spaccio agli scippi, dal furto alle risse. Come spesso ha spiegato il Presidente della Municipalità Gianfranco Bettin, la questione non è da affrontare solo con la repressione. Sono venuti meno tutti gli interventi a bassa soglia che un tempo erano in carico alla municipalità. Servizi che consentivano alla gente di spiegare situazioni critiche di disagio e a rischio emarginazione nei vari rioni. I cittadini si rivolgono ancora alle strutture pubbliche ma non ottengono più risposte. Servizi tolti dal Comune.