Rivolta degli ex direttori «La giunta cambi passo»

di Mitia Chiarin

La critica: «Non valorizzare le professionalità e il personale è un vero spreco» Licenziamenti di precari e tagli sono «scelta estranea» ai compiti del Comune

Per il Comune di Venezia serve una «netta inversione di tendenza» nei rapporti tra politica e dipendenti. «Non valorizzare le risorse umane e le professionalità è un vero spreco». A dirlo non sono sindacati o le opposizioni in consiglio. Stavolta sono sette ex direttori e dirigenti apicali di Ca’ Farsetti, tutti in quiescienza.

Autori di una importante lettera. I loro nomi sono noti: Luigi Bassetto (ex vice direttore generale e capo del Patrimonio), Manuel Cattani (ex Lavori pubblici), Sandro Del Todesco (ex Politiche sociali), Giulio Gidoni(ex responsabile dell’Avvocatura civica); Oscar Girotto( già direttore di Urbanistica e Territorio); Maria Maddalena Morino (ex Personale) e Enzo Bon, ex capo Ufficio stampa.

A memoria, nessuno ricorda una simile iniziativa. Ma per i sette ex dirigenti, è ora di prendere posizione perché a Ca’ Farsetti si è alterato il rapporto tra amministratori e dirigenti, funzionari, impiegati, al punto che si rischia di compromettere la relazione tra cittadini e Comune. L’allarme parte dalla preoccupazione che non sia ottemperata la separazione che il legislatore ha posto tra direzione politica e conduzione amministrativa.

«La condizione di insicurezza del mantenimento della propria posizione, se non addirittura del proprio posto di lavoro, proposta nell’ambito di una confusa riforma della Pubblica amministrazione, ha generato, in alcuni casi, un rapporto viziato tra amministratori e dirigenti/funzionari in cui l’aspettativa dei primi non è un lavoro di squadra basato sulla leale collaborazione dei dipendenti, finalizzata al bene pubblico attraverso la qualità dell’offerta di servizi e la regolarità degli atti, bensì sull’assoluta fedeltà all’amministratore pro-tempore di turno che si deve esprimere attraverso l’acritica esecuzione di ordini impartiti senza alcun preventivo coinvolgimento». E proseguono: «Sta ora avanzando un quadro normativo contraddittorio che crea le condizioni in cui la parte politica, che resta comunque “irresponsabile”, acquista poteri di “condizionamento” nei confronti della dirigenza con una strisciante invasione nel campo dell’autonomia che la legge le assegna». La lettera degli ex direttori merita attenzione.

Questa «distorsione nei rapporti» in Comune e Partecipate, viene fatta «percepire ai cittadini come esito dell’inefficienza e dell’inaffidabilità del lavoro dei dipendenti pubblici che in realtà sono del tutto ingiustificate».

I sette ex di Ca’ Farsetti rivendicano una lunga tradizione di eccellenza del Comune di Venezia, citato per anni come esempio nazionale. E a parte alcuni rarissimi casi minori, nessuno si è macchiato di episodi corruttivi e il Comune nulla c’entra, ricordano, con lo scandalo Mose.

Ora i sette ex dirigenti comunali invitano la giunta a cambiare passo. Occorre «riconoscere che non valorizzare le risorse umane e le professionalità esistenti nel comparto pubblico veneziano è il vero spreco attuato da un’amministrazione pubblica. L’esibizione di una superficiale e preconcetta valutazione negativa del lavoro svolto dai dipendenti e delle stesse relazioni sindacali, va ben oltre l’obiettivo di migliorare l’organizzazione, per diventare pericolosamente funzionale alla sottrazione di importanti realizzazioni e servizi alla diretta gestione pubblica. Giustificare questa linea alimentando, con atteggiamenti e comportamenti, i falsi luoghi comuni sui pubblici dipendenti significa avvalorare l’idea che l’esistenza stessa e la qualità dei servizi si possono ottenere solo percorrendo la pratica di esternalizzare e privatizzare i servizi», spiegano. E sulle Municipalità e sui licenziamenti di precari, il giudizio è grave: «Riconoscere dopo la grave involuzione prodotta negli ultimi due anni anche a causa dello svilimento del ruolo delle Municipalità, la centralità del sistema di servizi ai cittadini, sia a livello centrale che decentrato, che sono stati per decenni eccellenze riconosciute al Comune di Venezia: il risparmio ottenuto licenziando (pur potendolo evitare) personale precario che aveva maturato un decennio di esperienza» e (...) «tagliando i servizi essenziali ai cittadini, è una scelta assolutamente estranea a quelli che sono i compiti istituzionali di un’amministrazione comunale». Senza manco giustificazioni contabili, ricordano. E ai dipendenti un invito: «Non fate svalutare il vostro lavoro. Noi ci siamo».

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