Licenziato dopo un intervento vince la causa contro la Ilnor

di Rubina Bon

Scorzè. L’azienda dovrà riassumere l’ex dipendente di 57 anni, responsabile dell’officina di rettifica L’uomo, operato alle vertebre nel 2015, dopo diversi mesi di assenza si era trovato senza lavoro

SCORZÈ. Un delicato intervento neurochirurgico alla schiena, il lungo periodo di riabilitazione. Dopo i guai di salute, la doccia fredda: licenziato dalla Ilnor, azienda metallurgica di Scorzè dove lavorava da 28 anni, perché ritenuto non più idoneo alla sua mansione di responsabile dell’officina di rettifica e non collocabile ad altre mansioni, tenuto conto peraltro che l’azienda al tempo era in forte crisi. È così che l’ex dipendente, 57 anni, ha trascinato la società davanti al tribunale del lavoro. Attraverso gli avvocati Arianna Binato e Federica Russo, ha presentato ricorso e nelle scorse ore è arrivato il provvedimento della giudice Chiara Coppetta Calzavara che ha accolto in pieno le istanze del lavoratore: licenziamento annullato, reintegro nel posto di lavoro (nella sede della Eredi Gnutti Metalli, azienda di Brescia nella quale da maggio scorso si è fusa la Ilnor di Scorzè), pagamento di 12 mensilità quale indennità risarcitoria, versamento dei contributi previdenziali e pagamento delle spese legali.

Il licenziamento era arrivato il 12 aprile 2016, undici mesi dopo l’operazione alle vertebre a cui si era sottoposto l’uomo, assunto alla Ilnor dal 1988 come operaio e poi promosso responsabile dell’officina di rettifica. Alla base del licenziamento, l’esito della visita medica per la verifica della compatibilità dello stato di salute del lavoratore con le mansioni assegnate. Il medico competente aveva certificato l’inidoneità permanente dell’uomo, evidenziando come fattori di rischio il microclima, i rumori e le polveri. La Ilnor ha sostenuto di aver cercato invano una posizione lavorativa compatibile con le condizioni di salute e le competenze professionali del dipendente. Di qui la decisione di troncare il rapporto di lavoro.

Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice ha tuttavia ribaltato quanto sancito dal medico, chiarendo che le condizioni di salute dell’uomo non rappresentavano una controindicazione assoluta alla mansione di responsabile dell’officina di rettifica, nonostante fosse comunque prudente suggerire una limitazione nella movimentazione di carichi manuali che non avrebbero dovuto superare i 10-15 chili. Lo stesso consulente ha invece definito irrilevanti i fattori di rischio evidenziati dal medico aziendale. La Ilnor, dal canto suo, ha sostenuto di attraversare una fase di crisi con riduzione del personale e di non poter ricollocare il dipendente. La giudice ha sancito che il datore di lavoro non può licenziare il dipendente se non prova di essere impossibilitato ad adottare quei correttivi – dal mutamento delle mansioni all’adozione di strumenti o nuove modalità di lavoro – senza oneri sproporzionati, che permetterebbero al lavoratore stesso di continuare nelle sue mansioni. Non esiste, dunque, il giustificato motivo del licenziamento del dipendente per inidoneità fisica: la decisione della Ilnor è illegittima.

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