Gpl, scoppia il caso del secondo varco

di Elisabetta B. Anzoletti

Chioggia. Calascibetta (Comitato porto): «Istanza di apertura presentata al sistema portuale e ora il Comune può opporsi»

CHIOGGIA. Istanza all’Autorità di sistema portuale (Adsp) per aprire il secondo varco per accedere al cantiere gpl. Lo rivela il presidente del comitato rilancio del porto, Alfredo Calascibetta, che ha visto la domanda presentata da Costa Bioenergie il 17 novembre scorso, pubblicata in albo pretorio cinque giorni dopo. Una richiesta di concessione della durata di 18 mesi. La richiesta, finora non nota, aprirebbe più scenari.

In primis il fatto che la competenza dell’area (demaniale) sarebbe dell’Adsp e non di Aspo, il fatto che prima di rispondere l’Autorità potrebbe richiedere un parere all’amministrazione, che quindi avrebbe modo di opporsi, e il fatto che la ditta pensa a un utilizzo provvisorio. «Tutti fanno finta di niente», spiega Calascibetta, «ma Costa Bioenergie ha presentato istanza di nuovo accesso al cantiere all’Autorità di sistema lo scorso 17 novembre, per una durata di 18 mesi. L’istanza è pubblica e affissa all’albo pretorio da dieci giorni. Non so ancora se l’Adsp dovrà chiedere parere al Comune sulla base del Prg del porto, se così fosse l’istanza potrà offrire la possibilità all’amministrazione comunale di dare parere negativo. C’è anche un altro aspetto significativo, il fatto che l’Asdp inizia a prendere possesso delle aree demaniali, dove si trova il nuovo varco, fuori quindi dalle competenze di Aspo. Vien da pensare, se la ditta ha inoltrato l’istanza all’Asdp, che il tratto in cui sta realizzando la nuova apertura non sia mai stata dato in concessione a Aspo. Tutti questi dubbi saranno dissipati definitivamente quando il Ministero delle infrastrutture e la Corte dei conti chiariranno se con fondi pubblici si potevano espropriare i vecchi proprietari terrieri». In realtà però la ditta sta lavorando alla realizzazione del varco, 100 metri più a sud dell’attuale, già da una settimana avvalendosi del decreto interministeriale del 26 maggio 2015 a cui danno valenza di autorizzazione unica. Il varco era stato indicato nella planimetria originaria allegata al progetto valutato dalle Conferenze dei servizi di Roma, propedeutiche al via libera interministeriale. Non si capisce quindi perché abbia presentato istanza all’Asdp. «In effetti è un rebus», sostiene Calascibetta, «di certo approfondirò la questione con i responsabili dell’Asdp, ma lo dovrebbe fare anche l’amministrazione comunale. Va anche detto che la canaletta è del demanio e che l’Aspo non aveva chiesto di realizzare un secondo varco doganale come è stato sostenuto nei giorni scorsi dal vicesindaco. Credo che gli amministratori comunali dovrebbero usare una marcia in più dato che si sta lavorando nel territorio e hanno tutto il diritto di controllare e verificare se chi lo fa ha le autorizzazioni del caso. Nutro forti dubbi anche sull’idea sollevata dalla Lega di manifestare a Roma. Ricordo che in città è arrivato Salvini nel 2016 e, pur conoscendo il problema, non mi pare abbia fatto un granché».

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