Stalking all'eurodeputata: «Forse ho esagerato ma non volevo farle del male»

di Giovanni Cagnassi

Jesolo, Giovanni Bernardini ha lasciato il carcere ed è a casa. Accusato di stalking a Lara Comi (FI): «Sono sereno»

JESOLO. «Sono contento di essere tornato a casa e adesso attendo la data del processo il 7 dicembre a Busto Arsizio per dimostrare che non volevo fare alcun male». Giovanni Bernardini, il 47enne imprenditore jesolano accusato di stalking dall’eurodeputata di Forza Italia Lara Comi, è stato scarcerato, dopo 2 mesi, ed è tornato a casa proprio nel giorno in cui in Italia si celebra la giornata contro la violenza sulle donne. I genitori sono andati a prenderlo in carcere e lo hanno accompagnato a casa nella serata di venerdì dopo che l’istanza presentata dal suo legale, l’avvocato Pierpaolo Alegiani, è stata accolta dal Gip. Lara Comi non ha voluto commentare la scarcerazione dell’uomo che ha accusato, con svariate denunce e querele, di stalking, raccontando, anche ospite di varie trasmissioni televisive, la sua esasperazione davanti a quella che non era più solo una corte spietata, ma un’ossessione di cui avere paura.



Bernardini, imprenditore specializzato in agricoltura biologica, appare sereno dopo l’esperienza in carcere. Il trambusto e una lunga esposizione mediatica del suo caso non lo hanno sconvolto e appare ancora incredulo dopo quanto accaduto. E non ha fatto neppure riferimento alle 200 lettere di ammiratrici ricevute in carcere, intenerite dalla sua corte vecchio stile con tanto di brillante. «Spero che nel processo si possa chiudere questa vicenda», dice, «ho riflettuto e capito di aver insistito troppo e di aver anche esagerato, ma non volevo farle del male e mi è dispiaciuto soprattutto essere stato male interpretato nei miei modi. Non volevo darle fastidio. Ma è anche vero che non mi ha mai scritto un messaggio al telefono o via Facebook chiedendomi di lasciarla stare». C’erano però le denunce e segnalazioni alle forze di polizia, il provvedimento del tribunale di Busto Arsizio che gli imponeva di non avvicinarsi a meno di 500 metri. Quelli che ha varcato per consegnarle, in occasione di una partita benefica a Lecco il 24 settembre, un anello con brillante in segno del suo amore evidentemente non accettato e neppure compreso dalla 34enne eurodeputata. Un anello che adesso Bernardini e il suo legale chiederanno indietro dopo le indagini e l’arresto.

«Ora esaminerò attentamente gli atti e le denunce», dice l’avvocato Alegiani che più volte è salito nella sua rombante fuoriserie e si è recato a Busto Arsizio, girando come una trottola tra carcere e Procura per riportare a casa Bernardini, «il mio assistito è eventualmente disponibile anche a seguire un percorso psicologico di recupero e sostegno. Prepareremo la difesa e abbiamo elementi importanti e contraddizioni emerse nelle denunce da evidenziare nel processo».

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