Dalla Siria a Mestre, una nuova speranza per tre fratelli malati

Affetti da talassemia, affidati alla Clinica di Oncoematologia. I Corridoi Umanitari e il sostegno della Diaconia Valdese

MESTRE. Una famiglia di sette persone: il padre ha 30 anni, la madre 29. I figli sono cinque, tre di loro soffrono di talassemia, l’anemia mediterranea che costringe a cure e attenzioni continue, e che solo se ci sono attenzioni continue e cure permette a chi ne soffre buone condizioni, e aspettativa, di vita. Una speranza che a Padova è diventata realtà per i tre fratellini: due bambine di 8 e 6 anni, un maschietto di due.



Siriani, fuggiti da Aleppo dopo aver venduto tutto quello che possedevano per potersi garantire un punto di partenza per un nuovo di futuro, sono arrivati in un campo profughi in Libano. Lì, i bimbi sono stati presi in cura da Medici senza Frontiere; lì, sono stati presi in carico dai Corridoi Umanitari, il progetto sostenuto da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche e Chiese Valdese. Di loro, in particolare, si è occupata la Diaconia Valdese, ed è così che lo scorso luglio sono arrivati in Veneto. A Padova, perché qui era stata individuata la struttura più adatta per curare i bimbi. La famiglia ha trovato casa a Mestre: «La nostra rete» spiega Giorgia Corò, referente per il Veneto della Diaconia Valdese «dispone di alcuni appartamenti, messi a disposizione di volontari, per dare alloggio ai richiedenti asilo che arrivano con i Corridoi Umanitari».

La prima emergenza era quella sanitaria: «I bambini» dice ancora Corò «sono stati presi in cura dall’Azienda ospedaliera di Padova e sono seguiti dalla dottoressa Maria Caterina Putti alla Clinica Emato-Oncologica. In pochi mesi la loro condizione è molto migliorata, le bimbe già frequentano la scuola, il maschietto presto potrà essere inserito in un asilo».

Il padre, meccanico in Siria e poi anche in Libano, sta cercando lavoro: il suo carattere, fiero e indipendente, gli impone di provvedere alla famiglia con le proprie forze.

Le cure ai bambini sono coperte dallo Stato, intorno a loro si salda anche la rete dell’Associazione che in Veneto riunisce i pazienti talassemici, della quale la dottoressa Putti è il referente medico e che proprio domenica si riunisce per la sua assemblea annuale.

L’anemia mediterrana è una malattia rara, per la quale la speranza è nella terapia genica: quasi debellata quando si scoprì che veniva trasmessa da due portatori sani e i controlli erano rigidi, ha ripreso a diffondersi quando la soglia dei controlli si è abbassata. Chi ne è affetto necessità di continui controlli del sangue e frequenti trasfusioni. (a.san.)