la scrittrice IGIABA SCEGO 

Questi ragazzi sono come i Mille «Falle nel sistema di accoglienza»

di Eugenio Pendolini

VENEZIA. Ospite della cerimonia di laurea di Ca’ Foscari in piazza San Marco è stata Igiaba Scego, scrittrice italiana di origine somala, da sempre attenta ai temi della migrazione e del dialogo tra...

VENEZIA. Ospite della cerimonia di laurea di Ca’ Foscari in piazza San Marco è stata Igiaba Scego, scrittrice italiana di origine somala, da sempre attenta ai temi della migrazione e del dialogo tra culture. Secondo lei, i recenti fatti di Cona dimostrano che l’Italia non ha ancora imparato a gestire il fenomeno dell’immigrazione. «La marcia dei migranti di Cona ha mostrato ancora una volta le falle nel sistema di accoglienza italiano. Io ho seguito i ragazzi che cercavano di avvicinarsi a Venezia. Sembravano i “nuovi Mille”, dato che se vogliamo anche Garibaldi, l’eroe dei due mondi, era un migrante girovago».

Quali sarebbero le “falle” del sistema italiano?

«Non si può continuare a considerare l’immigrazione come un fardello temporaneo quando ormai è qualcosa di totalmente organico. Basta ragionare in termini di emergenza. E poi noi stiamo avallando una situazione atroce in Libia. Si deve cambiare».

Come?

«Si può far sì che le persone che già stanno qui diventino una risorsa. Io conosco tantissimi ragazzi rifugiati che hanno già iniziato a lavorare qui. Un mio amico, venuto in Italia dopo tre anni in Libia, era un pescatore e adesso si è reinventato come apicoltore. Esistono le possibilità, solo che andrebbero instradati su percorsi virtuosi. E questo creerebbe lavoro per gli italiani».

In che senso?

«Perché ci vogliono le persone che insegnino i mestieri, dall’agricoltura all’artigianato e via dicendo. È pieno di esempi virtuosi in Italia. C’è una rifugiata etiope che ha salvato una capra in Trentino, e poi ha fondato un’azienda agricola di nome “La Capra Felice”. Ora produce yogurt e formaggio di capra. È riuscita a recuperare alcune razze autoctone che non hanno bisogno di mangimi artificiali e ha sviluppato un progetto sostenibile, ricevendo anche numerosi riconoscimenti fino a rappresentare la sua regione all’Expo 2015».

Quale ruolo dovrebbero avere le istituzioni e i Comuni?

«Dovrebbero fare più rete, tutti. È chiaro che i processi di integrazione sono difficili, ma se tutti i Comuni facessero la loro parte tutto sarebbe più semplice. Da una parte le frasi di apertura di Papa Francesco e di tante associazioni, dall’altra le posizioni intransigenti di tanti movimenti politici, come dimostra anche il recente striscione di Forza Nuova a Venezia contro il Patriarca».

Che aria si respira in Italia?

«C’è tanta imprenditoria dell’odio e tanta manipolazione dell’opinione pubblica. Però io vedo anche tanti italiani incredibili, che meriterebbero di essere raccontati di più. Per esempio, il 3 dicembre a Roma faremo un forum con Andrea Segre, regista veneto. Si chiamerà “Come cambiare l’ordine delle cose”, assieme a Msf e Amnesty International. L’idea è cambiare l’ordine delle cose su diversi temi: sull’accoglienza, sulle vie legali per creare dei corridoi umanitari e sulla comunicazione. Ad oggi ci sono più di 700 iscritti da tutta Italia. Insomma, io vedo che ci sono tantissimi italiani di buona volontà, che vogliono accogliere chi fugge da realtà difficili. È vero che c’è anche tanta paura, ma forse il problema non è l’immigrazione».

E allora quale?

«La politica, innanzitutto. È principalmente un problema di organizzazione, l’accoglienza è mal governata. Secondo me l’Italia non è più razzista di tanti altri Paesi. È solo che c’è una disorganizzazione di base che mette l’uno contro l’altro».

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