«Separazione, il 37% al voto e vince il no»

di Alberto Vitucci

I risultati del sondaggio commissionato dal Movimento Autonomia alla società Demopolis. Incerti due elettori su dieci

Niente quorum. E, soprattutto, niente separazione. Se si votasse oggi per il referendum sull’autonomia amministrativa di Venezia e Mestre, il risultato sarebbe abbastanza netto. Solo il 37 per cento degli elettori si recherebbe al voto. E tra questi vincerebbero gli unionisti, con il 43 per cento dei «no» contro il 36 per cento dei «sì». Risultati sorprendenti quelli che arrivano da un sondaggio demoscopico commissionato dal Movimento Autonomia di Mestre e Terraferma alla società Demopolis. Indagine condotta dall’Istituto diretto da Paolo Vento nel mese di novembre su un campione di 1000 intervistati «statisticamente rappresentativo dell’universo della popolazione maggiorenne residente nel Comune».

L’affluenza.Prima doccia fredda per gli autonomisti i dati sull’affluenza. Se si votasse adesso, solo il 37 per cento andrebbe a votare, contro il 45 per cento degli astensionisti e il 18 degli incerti. A Venezia e isole la percentuale dei votanti è ancora inferiore: 32 per cento, contro il 48 di non votanti e il 20 di incerti. In terraferma i votanti sarebbero il 39 per cento (44 per il no, 17 di incerti). Le ragioni dell’assenteismo sono in particolare il fatto che «Venezia e Mestre devono restare un unico comune» (42 per cento), che «l’identità veneziana è di tutto l’attuale territorio comunale» (23 per cento). La mancanza di informazione conta per il 22 per cento.

Favorevoli e contrari.Se si tenesse oggi il referendum, è il responso dell’indagine, «solo il 36 per cento voterebbe per la suddivisione di Venezia e Mestre in due comuni autonomi». La maggioranza (43 per cento) auspica il mantenimento del comune unito. Oltre un quinto dei cittadini (21 per cento) non ha ancora deciso come votare. A Mestre la percentuale degli unionisti è più alta (44 per cento contro il 36 di separatisti e il 20 di indecisi). A Venezia e isole il «sì» è leggermente più forte (37 per cento), contro il 40 per cento di «no» e la percentuale di indecisi più alta (23 per cento). Anche ricalcolando le percentuali «al netto di chi è ancora indeciso» il «sì» non raggiunge la maggioranza, fermandosi al 46 per cento contro il 54 per cento dei «no».

Le motivazioni. Chi vota «sì» risponde al sondaggio che lo fa «perché Mestre e Venezia hanno problemi differenti che richiedono risposte politiche differenti e dedicate» (77 per cento), per un «risparmio dei costi di gestione» (41 per cento), «per riqualificare Mestre oggi periferia di Venezia» (36 per cento). Chi vota «no» lo fa perché «l’identità veneziana è unica e appartiene a tutto l’attuale territorio comunale» (55 per cento), ma anche «per evitare la moltiplicazione delle cariche elettive e i costi di una duplice amministrazione» (53 per cento). Infine, «perché i servizi sono in comune e la divisione aumenterebbe i problemi» (51 per cento)

La città metropolitana.Un elemento che non influenza affatto la decisione sulla separazione, almeno secondo l’indagine. Per il 65 per cento dei votanti «la decisione non è influenzata dall’esistenza della città Metropolitana». Il 19 per cento ha risposto «sì», il 16 per cento «non so».

«Non ho cambiato idea».Negli ultimi anni, l’82 per cento dei cittadini veneziani e mestrini dice di non aver cambiato idea sulla separazione.

Gli effetti.I sondaggi non sono la realtà. Ma i risultati di questa indagine commissionata proprio dai proponenti non sono entusiasmanti. Ieri a Mestre convocata riunione del comitato per discuterne.

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