Migranti in fuga, rotta la trattativa con il Prefetto

di Carlo Mion

Giornata di tensione a Spinea. Il Prefetto ha sottoscritto la revoca del permesso di rimanere a Cona e automaticamente è stata interrotta la procedura per accedere al programma di protezione umanitaria. Rissa tra i migranti

MALCONTENTA. Otto su 69 dei migranti che erano in fuga da Cona hanno accettato stamattina di fare rientro nella base. Per gli altri riottosi c'è il rischio concreto di perdere i benefici del programma per i richiedenti asilo.

Alle 16.15 di venerdì si è definitivamente rotta la trattativa con la Prefettura, Carlo Boffi ha sottoscritto il decreto che revoca la permanenza a Conetta, il che innesca un meccanismo che interrompe il programma di protezione umanitaria dei richiedenti.  Sabato iniziano i trasferimenti nel Veneto e fuori regione di 100 migranti per i quali il Ministero ha trovato posti alternativi a Cona.

Scoppia la rissa tra i richiedenti asilo

Mediazione fallita e nulla di fatto per i profughi che sono usciti da Conetta lunedì scorso. La mediazione era quella del sindaco di Cona Alberto Panfilio che ha cercato, ieri mattina, di avvicinare le posizioni di Prefettura e migranti. Ma così come il presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin, presente alla trattativa, alla fine hanno dovuto arrendersi. «Posizioni troppo rigide» dicono. Quindi altri pullman, altro luogo dove dormire la notte. Dopo il cinema di Piove di Sacco, il Seminario giovanile di Rubano, il centro civico Canevon di Malcontenta, ecco la sala riunioni della Cooperativa Cssa, spazio trovato grazie alla Curia, a Spinea. Una soluzione di emergenza anche perché, fino dal mattino Bettin aveva sottolineato: «Dentro il Canevon, non ci possono più stare».



All’esterno per tutto il giorno all’esterno della struttura, un gruppo di cittadini ha stazionato per protestare e chiedere l’allontanamento dei profughi.



Senza via di uscita. Una lunga giornata di incontri, trattative e fallimenti. Come mercoledì, i richiedenti asilo si rifiutano di accettare la proposta di tornare al centro di accoglienza di Cona. Non credono alle parole del prefetto Carlo Boffi, che ha annunciato lo spostamento, nei prossimi giorni, di un centinaio di migranti dalla ex base militare, secondo l’anzianità di permanenza. Senza esito anche il tentativo di mediazione da parte del sindaco di Cona, Alberto Panfilio: in cambio del rientro a Cona il miglioramento della situazione di vita all’interno della struttura; l’insegnamento “vero” della lingua italiana; e controlli fatti da esterni sul funzionamento del centro. «Non è una questione di pasti» ha sottolineato Panfilio «I ragazzi sono esasperati da una situazione che non fa vedere nessuna prospettiva per il loro futuro. Imparare la lingua è il minimo. Dopo un anno di lezioni sanno dire pomodoro, uno, due, tre. Servono verifiche continue».

I migranti chiedono la chiusura immediata di Conetta, controlli da parte di un’organizzazione esterna e l’inserimento di quaranta di loro tra i primi ad uscire. E questo doveva essere scritto nero su bianco e firmato dal Prefetto. Dall’altra parte il Prefetto Boffi che di certo non può firmare un documento del genere è rimasto fermo sulle sue posizioni; con la proposta dell’uscita dei cento e il mantenimento del diritto di accedere alla richiesta di permesso umanitario.

Tensione e malori. Nel pomeriggio, quando i migranti decidono di rimettersi in cammino, visto il muro contro muro, ci sono momenti di tensione. Due dei migranti hanno dei malori e vengono portati in ospedale, mentre un terzo lega una sciarpa ad una trave e se la passa attorno al collo. E poi si ferma. Un gesto dimostrativo, forse, che dà però l’idea della tensione raggiunta.

La situazione si complica. «Se non tornano a Cona non rispettano le regole, quindi scatta la sospensione dello status di rifugiato» ha ribadito il prefetto Boffi « Sempre che non si rendano responsabili di altri reati».

La mediazione fallita. La buona volontà del sindaco Panfilio non è servita a nulla e si è notata l’assenza di un qualsiasi politico che potesse parlare con il Ministero per sbloccare la situazione. Del Comune di Venezia si è visto, solo nel tardo pomeriggio, l’assessore Giorgio D’Este che ha detto: «La situazione è sotto controllo e ben gestita. Sono sicuro che si troverà un posto dove sistemare queste persone».

Alberto Panfilio che da due anni vive l’ “esperienza” di Conetta ha cercato in tutti i modi di risolvere la questione di questi migranti. Ma alla fine ha dovuto arrendersi: «La mia mediazione è fallita. La questione dell’accoglienza non va ridotta a un banale discorso sui documenti. Serve fornire un servizio all’altezza. Il principio da trasmettere a Cona è che la formazione e l’insegnamento della lingua sono presupposti superiori al documento. Dev’esserci l’impegno sia da parte degli ospiti che da chi gestisce la struttura: solo così i migranti potranno avere un futuro in questo continente».

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