Pentole, slogan e striscioni «Giù le mani dai palazzi»

di Manuela Pivato

In duecento al corteo del Gruppo 25 Aprile per manifestare contro la vendita degli edifici pubblici. I cittadini della Vida giovedì in commissione a Ca’ Farsetti

Con le pentole e con i mestoli, con il megafono e lo striscione riciclato, e sicuramente anche con le unghie e con i denti, almeno nelle intenzioni, perchè nel silenzio di una città che sprofonda il baccano delle casseruole sottratte alla castradina si fa sentire.

Da campo Santa Fosca a Palazzo Papadopoli, e cioè tra due simboli dei saldi immobiliari di mid-season, sfila il corteo del Gruppo 25 Aprile che, ieri pomeriggio, ha riunito Venessia.com, Italia Nostra, Poveglia per tutti, l’Assemblea sociale per la casa, i cittadini che difendono l’ex Vida e persino la francese Isabelle Kahana a sostegno di un turismo intelligente, per dire quello che tutti sanno ma che ripetere non guasta.

Troppi palazzi in vendita, troppi alberghi ovunque, troppe cessioni “sospette”, in fretta e furia, come quella del Papadopoli, per la quale il Gruppo 25 aprile ha depositato una diffida e preparato un ricorso al Tar mentre la consigliera Monica Sambo ha annunciato la richiesta di un accesso agli atti per sapere come mai il prezzo del palazzo sia sceso da 14 milioni a 10,8.

La città non è un Monopoly, lo slogan scelto da Marco Gasparinetti per la manifestazione che ha il fracasso di San Martino e l’afflusso sperato - circa duecento perosne - del giorno festivo. «Così come c’era stata l’asta ferragostana per la casa del custode, ora c’è quella natalizia per il Papadopoli - spiega Gasparinetti - chiediamo la moratoria per l’apertura di nuovi alberghi. Anche per Venezia deve esserci la soglia di carico oltre la quale non si può andare. Non è possibile? Guardate l’esempio di Capri, che si sta avviando verso il numero chiuso proprio per tutelare le persone».

Lunga la lista del sacco di Venezia, dai negozi di vicinato all’ex Gasometro a San Francesco della Vigna, da Palazzo Soranzo a Murano all’isola di Poveglia, che il Demanio ha deciso di rimettere all’asta, dalla canonica di Santa Fosca, destinata anch’essa a diventare hotel, alla sede della Polizia municipale che in questi giorni mostra tutta la sua carne viva.

La fretta di liberarsi di Palazzo Papadopoli, il prezzo a fisarmonica, il mistero dell’acquirente e soprattutto la scadenza del Consiglio comunale del 30 novembre che dovrà approvare la variazione di bilancio, fa alzare i toni della protesta proprio perchè, almeno nelle speranze, non è ancora tutto perduto. Poi c’è la questione della Vida, anch’essa in divenire, a nome della quale una portavoce dei cittadini che la stanno difendendo con i panni appesi ai muri ha annunciato un incontro in commissione a Ca’ Farsetti per giovedì alle 11. «Era uno spazio pubblico e tale deve restare» dice.

Ed è solo l’inizio a cospetto di quello che si paventa per il 2018 se è vero, come dice Gasparinetti, che nel 2018 gli immobili in vendita saranno sedici.

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