Mestre come Venezia: appartamenti decuplicati su Airbnb

di Roberta De Rossi

Aumentati in centro storico, esplosi in terraferma. Murray Cox: «Servono regole o la città diventa solo scenario» 

VENEZIA. Decuplicati. In due anni, gli appartamenti a uso turistico offerti sulla piattaforma Airbnb non sono solo cresciuti a Venezia (passando dai 2.672 del 2015 ai quasi 4 mila di oggi), sono più che raddoppiati nelle isole (da 147 a 391) e addirittura moltiplicati per dieci volte a Mestre e Marghera, dove erano solo 309 due anni fa e oggi sono oltre 3 mila: il che significa, che l’espulsione dei residenti per mancanza di case in affitto è un fenomeno che da Venezia si sta allargando, ammorbando anche la terraferma.



Il business. L’affare, per i proprietari, è troppo ghiotto: un appartamento affittato ai turisti - dicono i dati elaborati da Reset e Venice Project - a Venezia rende una media di 3 mila euro al mese, a Marghera 1700, a Mestre centro 1800 euro. E la copertura è superiore all’80 per cento dei giorni dell’anno. «Venezia deve decidere cosa vuole diventare: una città autentica o un hotel», dice Murray Cox reporter, fotografo, informatico. Australiano con casa a New York, sa bene di cosa parla: è stato il primo a studiare il fenomeno Airbnb e a vedere quello che gli altri ancora non conoscevano. In questi anni, ha collaborato con le amministrazioni di San Francisco, New York, Amsterdam, Minneapolis e altre città, proprio per gestire il fenomeno Airbnb e il suo impatto sociale sulle città.

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Cox è a Venezia per due mesi: per imparare l’italiano e studiare sul campo il caso-Venezia, ospite dell’associazione Reset (che di residenza e turismo si occupa da tempo) e del VeneziaProject del professor Fabio Carrera (che da 25 anni fa studiare i fenomeni veneziani ai suoi studenti del Worchester Polyetechnic Institute). «In Usa per offrire una casa sul mercato turistico devi chiedere il cambio di destinazione d’uso da residenziale a commerciale, è più complesso rispetto a quanto accade qui», racconta Cox, che in questi giorni sa incontrando anche comitati e associazioni che si occupano dell’emergenza abitativa: «A Venezia, più della metà 50 degli appartamenti è offerta da proprietari che hanno più case: un’operazione imprenditoriale che ha totalmente perso lo spirito originario».

Fabio Carrera, Emanuele Dal Carlo e Murray Cox


Le regole mancanti. Il turismo è una risorsa, ma senza regolamentazione determina il crollo di una città», commenta Emanuele Dal Carlo, di Reset, «in questi anni siamo andati in Regione con proposte di legge concrete, per chiedere - ad esempio - che chi affitta più di una casa sia considerato attività imprenditoriale e debba avere una partita Iva. Che almeno paghi le tasse. In questi giorni, abbiamo cercato case in affitto per residenti su Airbnb: ne abbiamo trovate 20 a Venezia, contro 3 mila turistiche. Le istituzioni non vogliono toccare questa fascia perché è un ammortizzatore sociale in un momento di crisi». «Una legge utile e facile da fare», osserva Fabio Carrera, «sarebbe obbligare Airbnb a dare trasparenza ai dati, per sapere chi c’è e se paga le tasse. La situazione sta peggiorando, perché il problema dell’espulsione dei residenti si sta allargando a Marghera».

I rimedi. Quali le soluzioni proposte da Cox? «L’aumento del costo degli affitti è il danno principale, toglie case al mercato residenziale, provocando una spoliazione culturale e residenziale di un posto: chi arriva trova solo uno scenario, non più le persone. Sto cercando di capire le leggi e i regolamenti a Venezia e nel Veneto, per cercare alcune soluzioni. La prima è fissare delle regole: come l’obbligo di affittare su queste piattaforme solo una parte della casa dove si vive o quando si è in vacanza, e per non più di 90 giorni l’anno. E trovare il modo di rendere trasparenti i dati, la contabilità. Oggi ci sono troppe zone grigie».

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