Altri profughi lasciano la ex base di Cona

di Serenella Bettin

Nuova "marcia della dignità" verso Venezia. Il sindaco attacca la cooperativa: "E' scaduta, perché opera ancora?"

CONA. Un gruppo formato da alcune decine di profughi ha lasciato stamane a piedi il centro di prima accoglienza di Conetta, scortati dalle forze dell'ordine. Non è ancora chiaro dove siano diretti. Un secondo gruppo di richiedenti asilo dopo essere uscito dall'ex base invece rimasto nei dintorni.

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Secondo il sindaco di Cona, Roberto Panfilio, i profughi in marcia sono una cinquantina, tutti muniti di borse che contengono le loro poche cose. I richiedenti asilo non avrebbero una destinazione precisa e parlano genericamente di voler arrivare a Venezia.

Su alcuni cartelli hanno scritto: "Stiamo morendo nel campo di Cona", chiedendo aiuto.

Giovedì scorso, invece, un gruppo di 218 ospiti della ex base, era uscito dal campo per chiedere condizioni di vita più dignitose ma era stato fermato dalla polizia a Campolongo. Poi era stato ospitato nelle parrocchie di Mira ed era riuscito a ottenere il trasferimento in altre strutture. 50 di essi, avevano però preferito fare ritorno a Cona.

La nuova manifestazione non ha però colto di sopresa. L'idea girava già da un po', quando gli 871 richiedenti asilo rimasti all'interno della base militare, avevano espresso tutta la loro rabbia per essere rimasti ancora lì dentro, a differenza dei loro 218 amici che protestando e marciando, hanno trovato ricollocazione in altre strutture del territorio. Dei 248 partiti, infatti, 30 sono voluti tornare indietro da Mira e Oriago.

La cooperativa. I profughi vogliono andarsene anche perché all'interno della base militare, fa freddo. «Qui fa molto, molto freddo», ripete un ragazzo gambiano. A gestire la struttura di via Rottanova è la cooperativa Edeco, ex Ecofficina che si difende e scarica la colpa sul sindaco Alberto Panfilio. «Lo sa il sindaco», dice uno dei responsabili della cooperativa, che però chiede di non scrivere il suo nome, «che abbiamo due caldaie da 150 mila chilocalorie che scaldano tende da 500 metri quadrati e che vanno di continuo? Scaldarle è difficilissimo, oltre che costoso. Sono draghi sputafuoco. Se avessimo i moduli abitativi sarebbe stato molto più facile; e invece no perché il sindaco non ha dato l'autorizzazione».

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Il sindaco. «Guai a chi tenta di attribuirmi responsabilità, perché lo prendo a calci nel sedere», tuona Alberto Panfilio, «sono state calpestate molte regole scritte e non. Lo strumento urbanistico locale non prevedeva la possibilità di posa in opera di strutture prefabbricate. E già nel 2015 la coop Ecofficina, in base alla convenzione con l'ufficio di governo, si impegnava a installare tensostrutture per aumentare la capacità ricettiva. Se si voleva dare maggiore decenza all'accoglienza si dovevano cercare altre soluzioni. Il Consiglio dei Ministri potrebbe autorizzare la posa in opera dei prefabbricati, ma il ministro Minniti si è impegnato con me per non procedere in tal senso. E poi, a proposito, la convenzione con Edeco non è scaduta? Perché sono ancora lì? » . Secondo il sindaco Panfilio infatti, la convenzione con la cooperativa che gestisce il centro sarebbe già scaduta e quindi la coop starebbe lavorando in deroga.

L'appello. Intanto giovedì 23, sempre che i migranti non abbiano già svuotato la base, i due parlamentari, Giulio Marcon e Michele Mognato, accompagnati dai firmatari dell'appello per il definitivo superamento del centro accoglienza, andranno in base alle 12. Ritrovo alle 11. 30 in piazza Dante Alighieri a Conetta.

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