Bimba invalida, nessun risarcimento

di Alessandro Abbadir

Dolo. Aurora Masato è in sedia a rotelle dopo l’incidente stradale del 2013 sulla Romea, è guerra legale con l’Inps

DOLO. Una continua guerra legale contro le assicurazioni e contro l’Inps per ottenere un risarcimento dovuto e una pensione di invalidità che è stata prima concessa e poi revocata per ben due volte. L’Inps così, pur non erogando la pensione alla mamma, ha incassato preventivamente 195 mila euro non restituendoli all’assicurazione. Queste le peripezie a cui è costretta Tania Maritan, la mamma della piccola Aurora Masato, la bimba di Arino di Dolo rimasta in sedia a rotelle in seguito a un incidente sulla Romea avvenuto nel 2013 provocato da Andrea Pellizza, un giovane che era al volante sotto l’effetto di stupefacenti.

Dopo l’incidente per la bimba sono seguite cure in diversi centri specializzati. Nel frattempo lo stesso Pellizza, che con rito abbreviato è stato condannato a 2 anni di reclusione, pena sospesa, ha fatto ricorso in appello contro la condanna, puntando forse alla prescrizione della già lieve condanna avuta con le leggi precedenti l’introduzione del reato di omicidio stradale.

«Chiediamo all’assicurazione», spiega Tania Maritan, «che si metta una mano sulla coscienza. Finora ha risposto in modo del tutto insoddisfacente in termini di anticipi alle nostre richieste di risarcimento. Chiediamo all’assicurazione che ci dia il massimale previsto per i terribili danni patiti da me e da mia figlia Aurora, e cioè 5 milioni di euro».

Gli avvocati della famiglia ricordano come le cure per migliorare le condizioni e la qualità della vita della piccola Aurora sono costosissime.

Nei mesi scorsi, una nuova speranza per la bambina è arrivata dai contatti avuti con cliniche specializzate negli Stati Uniti, dove Aurora era stata visitata grazie ad una colletta.

Intanto forse ci sarà la possibilità, quando Tania avrà raggiunto la maggiore età, di impiantare nella colonna vertebrale lesionata dei trasmettitori di impulsi elettrici in grado di far muovere gli arti paralizzati. Questa operazione viene eseguita solo su soggetti adulti in cui la fase di crescita è terminata,altrimenti si rischia di dover togliere gli impianti ogni due anni, interventi come si può intuire delicatissimi.

Ma una denuncia forte arriva sulla condotta Inps nei confronti della mamma. «La condotta Inps», spiega l’avvocato Augusto Palese, «nei confronti di Tania Maritan è davvero assurda. Prima l’ente ha concesso una pensione perché i danni dell’incidente – da una sua valutazione – risultavano superiori al 66% in termini di percentuale di invalidità. Per erogare la pensione però l’Inps si è fatta già dare dall’assicurazione, come previsto per legge, 195 mila euro. In un secondo tempo l’Inps ha fatto una revisione del danno e ha deciso che era inferiore ai due terzi e quindi il diritto alla pensione non c’era più. Ci siamo opposti alla revisione e abbiamo vinto. Per qualche mese la pensione è stata erogata, poi è arrivata puntuale un’altra revisione che la negava nuovamente. E puntualmente abbiamo fatto un altro ricorso che speriamo nuovamente di vincere».

Ma intanto Tania Maritan la pensione non la percepisce. «Il fatto paradossale», ricorda Palese, «è che pur non erogando la pensione, l’Inps si è intascata i 195 mila euro, somma che, ora che la pensione non c’è più, non ha però restituito».

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