Incendiò l’altare, ora servirà i poveri di Marghera

di Rubina Bon

Il servizio di pubblica utilità deciso dal giudice per un senzatetto che 4 anni fa aveva appiccato il fuoco in una chiesa di Venezia

MARGHERA. Tutto era nato, così aveva raccontato, perché si era presentato alla mensa della Caritas quando ormai era chiusa e l’operatore non gli aveva dato da mangiare, sostenendo che il regolamento andava rispettato. Lui, un clochard italiano di 55 anni, aveva a suo modo voluto vendicarsi. Era entrato nella vicina chiesa del Santissimo Nome di Gesù in fondamenta Santa Chiara e aveva cercato di dare fuoco alla tovaglia stesa sull’altare e al tabernacolo. Le fiamme avevano lambito anche la base in legno dell’altare, con il conseguente danneggiamento dell’impianto acustico della chiesa.

Quattro anni dopo quel fatto, il clochard è finito a processo in tribunale a Venezia con l’accusa di danneggiamento pluriaggravato. Per lui, nessuna condanna ma un servizio di pubblica utilità da svolgere: per i prossimi sette mesi servirà alla mensa dei poveri “Papa Francesco” della Caritas a Marghera. Questo prevede infatti il suo progetto di messa alla prova che è stato approvato dal giudice come modalità alternativa di definizione del procedimento.

Già dai prossimi giorni, dopo aver completato l’iter con l’Ufficio di esecuzione penale esterna che si occupa anche delle messe alla prova, il 55enne inizierà il suo servizio di pubblica utilità secondo le modalità concordate, rimboccandosi le maniche per le persone che condividono la sua stessa vita con alti e bassi e che frequentano quotidianamente la mensa “Papa Francesco” per un pasto caldo. Il Patriarcato di Venezia, con l’avvocato Massimiliano Cristofoli Prat, ha deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico del clochard, dando la possibilità all’imputato di risarcire il danno attraverso un lavoro di pubblica utilità. Il 12 luglio è fissata l’udienza di verifica, durante la quale sarà valutato se il servizio del clochard sia stato svolto in maniera continuativa e con impegno, tanto da rappresentare una “sanatoria” per i danneggiamenti provocati.

All’epoca l’incendio in chiesa aveva destato molta preoccupazione poiché le piste al vaglio erano molteplici. Ma la visione delle telecamere nei pressi della chiesa avevano permesso alla polizia di individuare in poco tempo il senza fissa dimora che si era reso responsabile dell’episodio con il solo obiettivo di mostrare la propria contrarietà alle regole imposte dalla Caritas nella distribuzione dei pasti. Ora il 55enne sarà uno dei volti della Caritas nel servizio ai poveri.