Roberto, l’orologiaio che lotta contro il tempo

di Nadia De Lazzari

Lovisetto, 56 anni, gestisce il negozio in Salizada San Lio con il padre e lo zio «Le grandi aziende ci vogliono fare fuori, ma ci sarà sempre bisogno di noi»

«Il mestiere di orologiaio rischia l’estinzione». L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dalla Cgia di Mestre che ha messo in guardia l’intera categoria. Le ditte importatrici di orologi con relativi ricambi che hanno sede nel territorio italiano si rifiutano di distribuire le parti di ricambio necessarie per eseguire le riparazioni, accentrando il lavoro presso le proprie sedi e stabilendo loro i costi sul mercato.

La decisione dei brand ha preso forza a seguito della recente sentenza del Tribunale dell’Unione europea che ha pienamente assolto le grandi case dell’orologeria dall’accusa di violazione delle norme sulla concorrenza per i prezzi di ricambio. Per la Corte di Giustizia europea è legittimo che i grossi produttori svizzeri di orologi di lusso mantengano il monopolio della manutenzione post vendita e rifiutino di vendere i pezzi di ricambio ai riparatori indipendenti.

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Non la pensa così Roberto Lovisetto, veneziano di 56 anni, membro di una famiglia di orologiai. Il mestiere sta per scomparire ma non per lui, che ha deciso di resistere. Non per caparbietà, ma perché è convinto che sia ancora uno dei più bei lavori del mondo. Nonostante tutto.

Suo padre e suo zio ancora lavoravano nel negozio e nel laboratorio in Salizada San Lio 5705. In uno spazio di circa 15 metri quadrati c’è di tutto: un mondo fatto a tic-tac. Roberto ripara e pulisce modelli antichi e di ultima generazione. Ogni giorno, chino sul banco da lavoro, dedica ore, minuti, secondi per regolare i meccanismi della misura del tempo.

«Mi hanno sempre incantato fin da bambino come il loro canto. Ricordo l’attività di mio padre e di mio zio, precisa, frenetica, instancabile. La mia scuola è stata da loro. Ho seguito in Svizzera corsi di aggiornamento qualificati e frequentati da orologiai di tutto il mondo».

Oggi è difficile fare il riparatore di orologi?

«Con il crollo dei residenti il mio settore arranca, talvolta si ferma qualche turista per il cambio dei cinturini, ma la percentuale è bassa. Il lavoro che c’era negli anni Ottanta non c’è più. A 18 anni ho iniziato a riparare sveglie, pendole, orologi da muro, adesso mi dedico solamente agli orologi da polso. Il mio lavoro è cambiato come è cambiata Venezia e io mi sono adeguato».

È cambiato anche il tipo di orologio?

«Continuo a riparare orologi importanti manuali e automatici anche ai giovani, quelli al quarzo sono pochi».

E che dire del passaggio dagli orologi a colonna a quelli inseriti nei microonde?

«Per quelli inseriti negli elettrodomestici non ho esperienza ma il concetto è sempre quello, cioè la forza motore che è la molla trasporta sui ruotismi; questi vengono portati sull’ancorino e sul bilanciere».

Le ditte importatrici di orologi non vogliono più distribuire le parti di ricambio per le riparazioni.

«Se ne parla da anni. Il problema è quello del monopolio da parte degli svizzeri e del mercato dell’orologeria svizzera per far sì che la maggior parte delle persone non abbia contatti con il generalista ma esclusivamente con la ditta madre».

Questi contatti sono possibili?

«Ma la ditta madre non può rispettare né la tempistica, né i prezzi di riparazione. Noi e loro siamo su due differenti livelli».

Allora la Corte di Giustizia europea non ha capito il problema?

«Esatto, è proprio così. Sembrava che anni fa ci avesse dato ragione mentre ora dagli organi competenti stanno arrivando altre notizie. Detto questo il problema si ingigantisce perché il generalista deve fare i salti mortali per acquistare e trovare i pezzi di ricambio».

Anche lei?

«Anch’io sono generalista, cioè posso aggiustare dal prodotto normale a quello di alta gamma. Il problema sussiste nel prodotto di marca; se, per esempio, si deve revisionare un Omega, un Longines o un Rolex viene a mancare la fornitura».

Allora come risolve?

«In origine – era il 1935 – i miei familiari erano fornitori; personalmente ho ancora materiale oppure riesco a procurarmelo. Negli anni ho seguito corsi specializzati dell’Eta e di Wostep in Svizzera dove ho tanti amici ma non è così per tutti. So che altri orologiai hanno problemi molto seri nel reperire pezzi di ricambio; questo non è giusto».

La categoria si è mossa a livello italiano?

«Anche con avvocati ma finora non è successo nulla. Talvolta si apre uno spiraglio, cioè la Svizzera immette prodotti sul mercato ma a prezzi proibitivi. Significa che non c’è la volontà. È importante però sensibilizzare l’opinione pubblica».

Con gli orologi odierni rifarebbe il mestiere di orologiaio? «Il mio lavoro che è impegnativo è gratificante ma i problemi sono altri, e licenze, le pensioni, ma Venezia è un mondo a sé e l’orologio non tramonta».

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