«Mose, servono altri 200 milioni di euro»

di Alberto Vitucci

Il presidente del Provveditorato scrive al ministro Delrio: «Necessari per le attività di manutenzione e di avviamento»

VENEZIA. La gestione e la manutenzione del Mose sono già cominciate. L’opera non è finita, e ancora non ci sono certezze sul suo funzionamento. Ma le parti già realizzate devono essere seguite e controllate. Per questo occorrono nuovi finanziamenti. È il senso della lettera inviata dal presidente del Provveditorato alle opere pubbliche Roberto Linetti al governo. La richiesta di avere dalla prossima Finanziaria i 221 milioni necessari al completamento dell’opera è stata accolta dal governo. Ma a quella cifra vanno aggiunti altri 200 milioni per la manutenzione del prossimo triennio. E 80 milioni l’anno a partire dal 2021, quando il sistema dovrebbe andare a regime. «Attività di cui risulta indifferibilmente necessario l’avviamento», scrive Linetti al ministro Delrio. Quindi, le attrezzature necessarie alla gestione del sistema Mose. Il completamento del restauro dei Bacini all’Arsenale e la costruzione della grande infrastruttura contestata dagli ambientalisti per la pulizia delle paratoie. Ma anche l’attività di movimentazione delle protezioni già installate alle bocche di porto: Treporti, Malamocco e a fine anno Chioggia, in primavera San Nicolò. Infine, le attività di «mantenimento in efficienza di quanto già installato».



È successo che le paratoie sul fondo della laguna che non sono state più azionate abbiano dimostrato qualche difficoltà ad alzarsi. E che la schiera dimenticata a Santa Maria del Mare sia stata danneggiata nelle vernici e negli impianti per l’esposizione all’aria aperta. Uno speciale sistema acustico è stato installato per allontanare i gabbiani, il cui guano danneggia le vernici. Per questi interventi, i soldi saranno ricavati da «economie di scala»: 400 milioni solo per i minori interessi pagati alle banche negli ultimi anni. Altri 70 che dovranno essere sbloccati dallo Stato. Dunque, finanziamenti in parte garantiti, necessari se si vuole evitare, avverte Linetti, «il decadimento di quanto già realizzato, con il rischio che alla ripresa le attività di ripristino comportino oneri pesanti». E anche «contenziosi milionari» con le ditte esecutrici a causa della forzata interruzione delle attività. Contenziosi già in atto per la somma di decine di milioni con le imprese azioniste, a cominciare dalla Mantovani.

Quel che c'è da sapere sul Processo Mose

Ma oltre al Mose c’è la laguna. Le priorità indicate nel documento prevedono il mantenimento dei marginamenti lagunari, il ripristino dei «segnalamenti» (le bricole) in parte distrutte da moto ondoso, il «ripristino dell’efficienza idraulica e la vivificazione delle aree lagunari sottoposte al regime di marea». E infine «il mantenimento delle strutture di vigilanza e repressione su moto ondoso e interventi abusivi di utilizzo del patrimonio lagunare». Per tutto questo occorrerà aggiungere altri 15 milioni l’anno.

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