Allarme dal Veneziano: «Entro 5 anni resteremo senza medici»

di Mitia Chiarin

Appello del presidente Leoni: «I cittadini si facciano sentire con la politica, altrimenti precipiterà la qualità dell’assistenza»

MESTRE. «Rischiamo entro massimo 5 anni di restare senza medici. Sia negli ospedali che negli ambulatori di medicina generale del nostro territorio. Occorre che la politica intervenga. Non venga in testa a nessuno di aumentare il massimale di pazienti per i medici di base, portandoli da 1.500 a 1.800 o 2.000, per sopperire ai pensionamenti, perché poi la qualità dell'assistenza precipiterà. E i cittadini, i pazienti, devono farsi sentire ed allearsi con noi per chiedere alla politica di avere una assistenza vera. Se non alzano la voce loro, chi lo farà?».

Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici di Venezia conferma l’allarme arrivato l’altro ieri dal Bo, a Padova: il Veneto rischia di restare senza medici. Numero chiuso e ostacoli ai neolaureati bloccano il ricambio generale in corsie e ambulatori dove operano camici bianchi sempre più vecchi. Problema evidente nel Veneziano.

Carenza di medici nel Veneziano


I numeri in provincia. Una recente ricerca della Fp Cgil del Veneto afferma che il personale medico ha in cinque anni subito minime variazioni. Per le Usl 3 e 4 (Serenissima e Veneto Orientale) il numero di medici dirigenti è passato dai 1.430 del 2010 ai 1.443 del 2015. L’Usl 3 Serenissima è passata da 1.090 a 1.096 unità; quella del Veneto Orientale da 340 medici a 347.

Vecchiaia in corsia. Medici che sono sempre più vecchi: l’età media del 2010 all’Usl Serenissima era di 49,27 anni e nel 2015 è salita a 51,51. Nel Veneto Orientale si è passati dai 48,45 anni del 2010 ai 49,87 del 2015. Un aumento di 2,24 anni per l’Usl 3 e di 1,45 anni nell’Usl 4. La categoria oramai ha di media 50 anni d’età e lavora su turni, stressanti, di 24 ore. All’Usl Serenissima tra i 55 e i 59 anni di età ci sono 272 medici (il 24,82%) ee tra i 60 e i 64 anni di età sono 175 (il 15,97%) per un totale di personale over 55 anni di 447 medici (il 40,78%). E metà del personale medico tra 10 anni raggiungerà i requisiti per il pensionamento.

Il presidente dell'Ordine dei medici Giovanni Leoni


Ricambio generazionale. Leoni concorda e spiega: «Quel che è certa è la data di pensione mentre la carenza di medici in ospedali e nel territorio è dovuta a scelte premeditate. Non c'è nulla di casuale. Si strozza l’ ingresso alla professione, ai laureati che accedono alla specializzazione. E per i medici ospedalieri si prolunga l’uscita: oggi in media si va in pensione a massimo 60 anni (primari esclusi). Ma è evidente che serve un ricambio generazionale. Non solo per i medici ospedalieri, stressati dai turni, ma anche per i medici di medicina generale che oggi, vicini alla pensione, faticano a tenere testa alla burocrazia e alle incombenze tecnologiche. Invece che si fa? Si strozza l'ingresso e le specialità più rischiose vengono abbandonate. Chi studia oggi per fare il medico lo fa per passione allo stato puro e perché non sa a cosa va incontro».

Nell’Usl 3 i medici di medicina generale sono meno di 80 in centro storico e isole e 178 tra terraferma e prima cintura.

Responsabilità e assicurazioni. A complicare la vita ai medici ci si mette poi, continua Leoni, «il mantenimento della responsabilità penale per i medici mentre è stato depenalizzato il reato di falso in bilancio» e l’impennata dei costi delle assicurazioni private. Come se ne esce, chiediamo. «Serve specializzare i laureati e organizzare corsi di medicina generale proporzionati al numero di medici che vanno in pensione. Altrimenti i cittadini non avranno più un sistema sanitario simile all’attuale. Ne avranno uno peggiore». L’unica soluzione è puntare sui giovani.

Da stime dell’Ordine dei medici, ogni anno 10 mila medici escono dalle università italiane ma solo metà trovano lavoro perché il numero di posti accessibili nelle scuole di specializzazione li dimezza. «E il 15 per cento alla fine se ne va all’estero, deciso a non tornare».

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