«Lesioni, quel poliziotto va condannato»

di Rubina Bon

Processo De Michiel. Il pm ha chiesto l’assoluzione degli altri quattro agenti, dei ragazzi e dei genitori dei giovani pestati

VENEZIA. Una situazione degenerata per una «incomprensione reciproca», come è stata definita dal pm Massimo Michelozzi nella sua requisitoria, quella che si era generata la notte tra il 1 e il 2 aprile 2009 prima in calle dei Cereri e poi in Questura tra i fratelli De Michiel e gli agenti della Questura. Tommaso De Michiel avrebbe affrontato i poliziotti «ritenendo per errore esistente la causa di giustificazione della legittima difesa putativa» e quindi intravedendo un pericolo per sé e il fratello Nicolò che in realtà era solo supposto. E per questo, secondo il sostituto procuratore, va assolto. Così come per le ingiurie, perché il fatto non è previsto come reato, per la diffamazione «perché non punibile per aver commesso il fatto ritenendo per errore la causa di giustificazione dell’esercizio di un diritto», e per le lesioni personali poiché il reato è estinto per prescrizione. Quanto alle lesioni personali per cui sono a processo davanti alla giudice Sonia Bello i poliziotti Roberto Bressan, Raffaele Boccia, Guerino Paolilli e Marco Cristiano, il pm ha chiesto il riconoscimento «della sussistenza della causa di giustificazione dell’adempimento del dovere e dell’eccesso colposo della stessa», sostenendo il non doversi procedere per prescrizione.

Chiesti l’assoluzione anche per Nicolò De Michiel (resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e ingiurie in concorso), per il padre Walter De Michiel (diffamazione), per la madre Simonetta Cordella (ingiurie e minacce), e il non doversi procedere per Cristiano (percosse) e Patisso (lesioni personali). L’unica richiesta di condanna da parte del sostituto procuratore è stata quella per Guerino Paolilli, accusato di lesioni personali: sei mesi di reclusione per aver colpito Tommaso De Michiel con un calcio sui genitali durante le procedure di identificazione in Questura, per il quale il giovane era rimasto claudicante per 40 giorni.

Il pm, nel corso della requisitoria durata oltre un’ora, ha precisato che non ha ravvisato «gravi condotte di abuso». La teste aveva riferito che, nella prima fase dell’episodio in Calle dei Cereri, i toni della conversazione tra i fratelli e la polizia erano comunque pacati, nonostante Tommaso fosse ubriaco e, per dirla con le parole del pm, «manifestasse fastidio e disturbo per l’intervento degli agenti», pur dimostrando disponibilità ad andare in Questura per l’identificazione. «Tommaso e Nicolò non hanno caratteristiche sociologiche per prevedere atteggiamenti aggressivi da parte loro», ha sottolineato il sostituto procuratore, mentre i poliziotti che avevano tenuto il ragazzo bloccato durante il viaggio in barca «temevano sue reazioni inconsulte». Quanto al contatto fisico tra le due parti, ha chiarito che «Non è stato un pestaggio, ma una colluttazione». Nell’udienza di ieri hanno parlato anche le parti civili dei poliziotti. L’avvocato Cristina De Martin per Bressan ha chiesto il risarcimento simbolico di un euro.

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