Teatro del Parco antidoto al degrado

di Mitia Chiarin

La struttura di Bissuola chiusa da dieci anni, il Comune: «Fondi trovati». Il progettista: «un presidio fondamentale» 

Dieci anni sono passati e stavolta potrebbe davvero essere la volta buona per vedere aprire le porte del teatro del Parco Albanese. Dieci anni fa il teatro del parco venne chiuso per problemi di sicurezza e infiltrazioni. Ma dopo il restauro non è mai stato riaperto perché mancavano i fondi (circa 350 mila euro) necessari per le poltroncine e la scenotecnica. E così la sala è stata dimenticata, nonostante Municipalità, cittadini, associazioni ne chiedano ogni anno la riapertura. Ora dalla giunta Brugnaro arriva la conferma che si lavora per questo obiettivo. «Abbiamo trovato un finanziamento e ci stiamo lavorando. Ce ne occupiamo come Lavori Pubblici raccordandoci con la consigliere Deborah Onisto che ha spinto presso il sindaco per la riapertura. Il progetto è pronto, manca solo la firma ministeriale sullo spostamento del finanziamento e poi lo porteremo in giunta», dice l’assessore comunale Francesca Zaccariotto. I fondi sono quelli del Pon Metro, deviati sulla riapertura del teatro del Parco da altri progetti. Lo conferma anche Deborah Onisto, consigliera di Forza Italia, che alla riapertura del parco lavora dopo aver presentato il problema al sindaco. «Ci stiamo confrontando con la Cultura ma dovremo parlare anche con l’assessore Venturini. Io sto portando avanti una idea ma la richiesta del sindaco è che la struttura si autofinanzi. Ci stiamo confrontando e presto formuleremo la nostra proposta».

Il teatro ora è diventata un’arma anche contro il degrado. Là dove l’abbattimento dei “Cubi” ha fallito, un teatro dentro il parco Albanese, invaso dall’emergenza spaccio, può diventare per i cittadini lo strumento per riappropriarsi di spazi negati da attività criminali e degrado. Ci crede l’architetto che questo teatro lo ha restaurato, il veneziano Giovanni Leone che lo rimise a nuovo nel 2012 e spinge per la riapertura. Leone, che ha curato anche il restauro del Toniolo, spiega: «Il rilancio di un teatro è già di per sé una buona notizia e in questo caso può essere utile a contrastare il degrado lamentato nel parco Albanese, tessuto urbano connettivo con percorsi naturali e non asfaltati. Presidiare, usando e abitando gli spazi pubblici come questo, porta benefici più duraturi ed efficaci delle demolizioni sul piano della sicurezza, che si può affrontare come questione di mero ordine pubblico oppure promuovendo occasioni di socialità. Ma non basta», dice. «Non si deve considerare il Teatro del Parco separatamente dagli altri locali di pubblico spettacolo di Mestre e Venezia. L’approccio di sistema è essenziale». Da qui l’ idea. «Al Teatro del Parco va riportata l’attività di piccolo teatro domenicale per bambini spostata, dopo la chiusura, al teatro Momo, che potrebbe invece essere destinato alle scuole (incontri, spettacoli, conferenze, dibattiti) e ad attività cinematografiche mirate, coordinate con il cinema Dante (è perfettamente attrezzato)». E continua: «Come con il Toniolo, che si è aperto a tante iniziative, il Teatro del Parco potrebbe diventare la casa comune di associazioni musicali, teatrali e di danza, di yoga e tai-chi e se gli uffici sono vuoti possono diventare le sedi, cogestite, delle associazioni. E ovviamente ospiterà incontri e dibattiti». All’autofinanziamento, Leone crede poco. «A livello metropolitano manca un auditorium da 2-3 mila posti. Quello sarebbe redditizio al punto da finanziare con i proventi l’attività del teatro del Parco», avverte. «L’attività teatrale è servizio pubblico che richiede risorse che non vanno considerate costo ma investimento sociale». Nell’idea di Leone, l’auditorium (che manca) potrebbe sostenere la riapertura dei piccoli teatri, con funzioni di sale urbane e presidi sociali. Al Toniolo il ruolo di spazio teatrale di raggio metropolitano.

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