Porto Marghera, il forno della Pilkington torna ad ardere: riassunti gli operai

Investimento pubblico da 29 milioni di euro e l'intesa con l'azienda: lo stabilimento produrrà 170mila tonnellate di vetro ultra chiaro per l'edilizia e l'industria

MARGHERA. Torna a pulsare il cuore di un'importante azienda  di Porto Marghera: a cinque anni dalla chiusura del forno, torna infatti a vivere lo stabilimento Pilkington Italia.

Con una cerimonia alla quale hanno preso parte il governatore veneto Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro, il presidente di Pilkington Italia Graziano Marcovecchio e il chief executive europeo di Nsg Group, proprietaria del gruppo, Christian Quenett è stato riacceso il forno che dà nuova vita all'attività produttiva. Le procedure di avviamento dureranno tre settimane fino a portare il forno alla temperatura prevista di 1.500 gradi: si potranno produrre, entro fine anno, circa 170mila tonnellate di vetro ultra chiaro per l'edilizia e l'industria.

«Non abbiamo mai rinunciato alla speranza di riaprire - ha detto Quenett - abbiamo esteso la solidarietà anno dopo anno e poi dal 2015 la situazione dell'industria europea del vetro è gradualmente migliorata. Questo non solo in Germania e nei Paesi dell'Est, ma anche in Italia l'economia è migliorata. Poi l'autunno scorso abbiamo presentato per la prima volta al ceo di Nsg l'idea di riavviare la linea di Porto Marghera».

Sono 134 i lavoratori richiamati in servizio, 40 accompagnati all'esodo e 57 i nuovi assunti nelle maestranze dell'impresa. La ripartenza della Pilkington a Marghera «ha una dimensione strategica - ha aggiunto -. È un chiaro segno dell'impegno del gruppo per investire ulteriormente nelle sue attività edilizie nell'Europa centrale».

Autorità e proprietà all'accensione del forno

 Questo grazie al fatto che Venezia ha saputo far sistema, riuscendo a convincere l'azionista di maggioranza, che aveva diverse possibilità d'investimento nel mondo, a puntare sullo stabilimento Pilkington, attraverso un progetto di business interessante, con un portafoglio di ordini che dovranno ora essere realizzati.

“Credo che tra Comune, Regione e sindacati abbiamo lavorato davvero bene insieme", ha dichiarato il sindaco Brugnaro, "per costruire quelle condizioni che ci consentono oggi di riavere lo stabilimento aperto. Dopo 30 anni in cui a Porto Marghera si sono chiuse fabbriche, questa accensione rappresenta un'inversione di tendenza, quindi ci teniamo molto. Penso che siamo riusciti a farlo tutti insieme, ognuno usando le proprie relazioni e voglio ringraziare in particolare Christian Quenett e Graziano Marcovecchio per averci creduto. I 130 lavoratori che erano in cassa integrazione e che ora sono tornati nel loro posto di lavoro e i 50 nuovi giovani assunti – ha continuato poi il primo cittadino – sono la risposta vera alla gestione del turismo, perché quando ci dicono che la città rischia di morire di turismo è con esempi di altri settori produttivi che si rimettono in moto che dimostriamo il contrario. È sempre difficile invertire una tendenza, ma è così che si inizia”.

Il grande stabilimento torna a vivere

 «Come Regione Veneto - ha ricordato Zaia - gestiamo un contenzioso lavorativo al giorno e sono 170 mila i veneti in cerca di occupazione ma siamo comunque la regione con la più bassa disoccupazione in Italia».

Una vera e propria rinascita per la storica vetreria, grazie ai 29 milioni di euro stanziati dalle Regioni Veneto e Abruzzo, dal Ministero dello Sviluppo e Invitalia. Il programma di rilancio produttivo e occupazionale garantirà il pieno rientro dei 134 dipendenti in contratto di solidarietà da anni e l'assunzione di 57 nuovi tecnici. Non solo: grazie al programma comunitario Garanzia Giovani, verranno inseriti in azienda circa 60 giovani ricercatori, ingegneri e quadri.

«Nel novembre 2012 andai in Pilkington in una triste serata, quella in cui venne spento l'alto forno - commenta l'assessore regionale Elena Donazzan -. Negli occhi dei lavoratori vidi lacrime di commozione e così decidemmo di continuare a seguire questa realtà industriale anche con l'applicazione di una buona politica pubblica. Una politica veloce a dare risposte, trovando soluzioni di concerto con le parti sociali, convincendo capitali stranieri a investire nel nostro territorio». «Oggi per me - conclude l'assessore - è stato un vero onore spingere il pulsante del forno di produzione assieme ai lavoratori. Una bellissima storia a lieto fine in cui la Regione del Veneto è stata protagonista».