Morì in ospedale dopo 24 giorni chiesto il giudizio per due medici

di Giovanni Cagnassi

I fatti nel 2015 a Oderzo, vittima un uomo di 45 anni di San Donà. Accusati di omicidio colposo  un anestesista e un sanitario: non avrebbero valutato la gravità delle condizioni del paziente

SAN DONÀ. Per due medici dell’ospedale di Oderzo il pm Elisabetta Spigarelli chiede il rinvio a giudizio per la morte di un paziente all’ospedale di Oderzo. I medici risiedono uno a San Donà, l’altro ad Annone Veneto. Il supposto reato è omicidio colposo e l’udienza preliminare si terrà il 31 ottobre davanti al gup Angelo Mascolo del Tribunale di Treviso.

I fatti risalgono all’ottobre 2015 quando morì in ospedale Davide Parpinello, di 43 anni. I due medici sono M.D. di San Donà e D.M.P. di Annone, il primo in qualità di anestesista e il secondo medico di turno dell’unità operativa di Medicina all’ospedale di Oderzo. Ai due medici viene contestata in particolare, anche dai consulenti nominati dal pubblico ministero, una cooperazione colposa.

«All’anestesista residente a San Donà», dice l’avvocato Luca Pavanetto cui si sono rivolti i familiari del deceduto, «in particolare si contesta l’omessa osservanza delle linee guida Siaarti per la sicurezza in anestesia e il mancato monitoraggio in unità di terapia intensiva. Al medico di turno dell’unita operativa di Medicina, di Annone», prosegue il legale, «si attribuisce invece la responsabilità di non aver valutato i gravi valori che Parpienello presentava già all’ingresso all’ospedale di Oderzo con la presenza di una polmonite bilaterale, senza monitorare la saturimetria e valutare l’emogasanalisi, nonché l’aver prescritto la somministrazione di farmaci sedativi con effetti depressori del respiro».

Il decesso di Davide Parpinello è avvenuto dopo 24 giorni di ricovero, di cui 20 trascorsi in Rianimazione tra grandi sofferenze. Per la tutela di ogni loro diritto la vedova e le figlie ancora in età scolare si sono affidate agli avvocati Luca Pavanetto e Rosa Parenti.

«Ringraziamo il pubblico ministero per il lavoro di ricostruzione effettuato», conclude l’avvocato Pavanetto, «così accuratamente anche in seguito alla nostra querela, tanto da individuare chiaramente la cooperazione colposa nella condotta dei due medici. Da parte nostra attendiamo gli sviluppi penali per poi proseguire anche con l’azione civile al fine di ottenere un risarcimento davvero ingente, pur consapevoli che nulla potrà colmare il vuoto lasciato dal signor Parpinello, marito e padre esemplare e punto di riferimento imprescindibile per questa famiglia».

Òra ogni valutazione in merito alla vicenda, e decisione in sede legale, spetta al tribunale che valuterà tutti gli atti, dalla documentazione alle perizie e testimonianze.

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