Finte regolarizzazioni camerunense a processo

di Rubina Bon

Si presentava come presidente dell’associazione Immigrati di Venezia  Avrebbe chiesto soldi agli irregolari per pratiche di emersione dal lavoro nero

Si presentava come presidente dell’Associazione degli Immigrati di Venezia, con sedi a Mestre e Marghera, sostenendo che avrebbe potuto gestire le pratiche necessarie per ottenere la regolarizzazione in Italia dei clandestini attraverso la procedura di emersione dal lavoro irregolare. Di fronte a sé, Jean Aimé Mballa Amougou, 53 anni, nato in Cameroun e residente a Mestre, aveva persone in difficoltà, disposte a tutto pur di mettersi in regola. E proprio su questo faceva leva per mettere a segno una truffa di cui ora deve rispondere davanti alla giudice monocratica Sonia Bello.

Al camerunense, la Procura contesta anche i reati di falsità in scrittura privata, falsità ideologica e la violazione del Testo unico sull’immigrazione. Nei giorni scorsi era fissata l’udienza per l’inizio del dibattimento, rinviata ai primi di maggio. Due le parti civili che si sono costituite, ovvero il giovane che con la sua denuncia alla polizia ha dato il via alle indagini (avvocato Orietta Baldovin) e che oggi, dopo aver seguito il progetto di recupero di Comune e Questura, è regolare e integrato, e la convivente di un africano che sarebbe stata vittima della truffa (avvocato Ilenia Rosteghin). Ma secondo gli accertamenti della Questura, le persone finite nella rete di Mballa Amougou sarebbero state almeno tredici.

Per tutte lo schema d’azione era abbastanza simile. Qualificandosi come presidente dell’Associazione degli Immigrati di Venezia, si faceva consegnare soldi - dai 300 ai 3.500 euro se la pratica era complessa e a suo dire subentravano (falsi) imprevisti - per avviare la procedura di emersione dal lavoro irregolare. Con una scusa, il camerunense era riuscito a farsi consegnare da un italiano del tutto ignaro la copia della carta d’identità, del codice fiscale e del modello Cud. Documenti, questi, che con la firma falsa dell’ignaro italiano venivano presentati allo Sportello unico per l’immigrazione di Venezia per l’emersione dal lavoro irregolare. In un’occasione, l’uomo che per primo ha denunciato il camerunense si era presentato il Prefettura proprio assieme all’uomo per una verifica. L’impiegato aveva subito riconosciuto la documentazione falsa. E da allora, il camerunense non si era più fatto trovare. Per altri africani da regolarizzare, Mballa Amougou avrebbe attestato falsamente di averli assunti come collaboratori familiari, inoltrando i documenti all’Inps e al Ministero del Lavoro.

I fatti contestati dalla Procura a Jean Aimé Mballa Amougou risalgono al periodo tra il 2011 e il 2013. Il processo è alle battute iniziali, ma il rischio prescrizione è dietro l’angolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA