Evasione da 90 milioni False fatture, tutti assolti

di Cristina Genesin

Nessuna prova delle responsabilità penali, azzerate anche dalla prescrizione Sul banco degli imputati il finanziere-dentista sandonatese Alberto Vazzoler

PADOVA. Tutti assolti. In parte nel merito. In parte perché la prescrizione ha fatto piazza pulita di qualunque (eventuale) responsabilità penale. Ecco come si è concluso il processo sulla (presunta) mega-evasione fiscale da 90 milioni di euro sfuggita al Fisco italiano attraverso un complesso sistema di società "cartiere", ovvero imprese create per produrre fatture destinate a operazioni di fatto inesistenti e impiegate per coprire flussi di danaro. Con un unico scopo, almeno stando al capo d’imputazione: dribblare gli obblighi fiscali.

La sentenza. Sul banco degli imputati il finanziere-dentista Alberto Vazzoler, 58 anni, originario di San Donà con residenza a Montecarlo, anche se si divide pure fra un appartamento a Padova in piazza dei Frutti e uno a Jesolo (difensore l’avvocato Chiara Silva); Elena Manganelli Di Rienzo, 41 anni, pure di Padova, figlia di un noto primario ginecologo con residenza a Londra (difesa dal professor Enrico Ambrosetti); Giorgio Saretta, 61enne di Montegrotto in vicolo Rialto (difeso dai penalisti Fabio Pinelli e Davide Druda), all’epoca dei fatti presidente di Progress Pubblicità; Lorenzo Schievano,62 anni, residente a Mestre in via Giusti, vicepresidente di Progress (avvocato Renzo Fogliata). Vazzolere e Manganelli dovevano pure rispondere di aver sottratto e distrutto documenti contabili e di aver evaso le dichiarazioni dei redditi. In aula (presenti Vazzoler e Schievano), pure il pm Roberto D’Angelo ha concluso che non erano emerse prove dell’esistenza dei reati. Il giudice Beatrice Bergamasco ha formulato la sentenza: assoluzione piena nel merito per quanto riguarda i fatti dal 2008 in poi; per tutti i fatti precedenti non doversi procedere per intervenuta prescrizione. «Questa sentenza dimostra che le fatture relative alla società Progress sono sempre state corrette» commenta l’avvocato Pinelli. E il professor Ambrosetti rileva: «È stata un’assoluzione piena perché la posizione degli imputati, sia quella esclusa sia quella coperta dalla prescrizione, era di fatto identica».

L’inchiesta. Era nata da alcuni accertamenti fiscali sull’attività di Progress, storica impresa di raccolta pubblicitaria per radio e tivù del Nordest. La procura aveva ritenuto che Mediatica, Concept e Phonetica fossero società cartiere con al vertice Manganelli e Vazzoler, rispettivamente nelle vesti di amministratore di diritto e di fatto. Grazie alle tre imprese, fingendo di vendere spazi pubblicitari online, Progress avrebbe evaso 12 milioni di imposte sui redditi e 2,4 milioni di Iva tra il 2005 e il 2008 (altri imputati sono già usciti di scena con riti alternativi). Nessuna prova: il processo ha confermato che le fatture corrispondevano a prestazioni svolte. Fatture reali, non fatture false.

Giustizia lenta. La richiesta di rinvio a giudizio è dell'8 febbraio 2011 ma solo il 30 gennaio 2013 gli imputati sono spediti a processo. Processo che prende il via il 19 giugno 2014 dopo vari slittamenti. Poi 3 anni e 4 mesi di udienze per arrivare alla sentenza di primo grado.

La prescrizione. Così a far giustizia (in parte) è un “meccanismo automatico” previsto dalle norme (la prescrizione) in base al quale decorso un tot di tempo, l'azione penale non può più essere esercitata. Che un imputato sia colpevole o innocente, poco importa. Quando scatta la prescrizione , il giudice si “arrende” e non può che pronunciare il “non doversi procedere”

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