Diego Giro ancora nei guai annullata l’assoluzione

di Luana di Francisco

La Cassazione ha ieri ribaltato la sentenza di Appello per l’imprenditore di Caorle Torna lo spettro del risarcimento con il Comune di Lignano per la raccolta rifiuti

CAORLE. Assoluzione annullata, pur se a reato ormai prescritto, e cerino del risarcimento che torna nelle mani dell’imputato. È una sentenza che ribalta i destini delle forze in gioco quella pronunciata dalla sesta sezione della Corte di Cassazione nei confronti di Diego Giro, 47 anni, di Caorle, allora legale rappresentante della “Ecoverde snc”, l’azienda cui il Comune di Lignano Sabbiadoro affidò nel 2004 la raccolta dei rifiuti solidi urbani e che il tribunale di Venezia ha dichiarato fallita nell’ottobre 2009.

A pagare, ora che la sentenza è diventata definitiva, rischia di essere soltanto lui. L’imprenditore veneto che, dopo avere ottenuto dalla Corte d’appello di Trieste la riforma del verdetto con cui il giudice monocratico di Udine, Angelica Di Silvestre, lo aveva condannato nell’aprile 2014 alla pena di 1 anno e 3 mesi di reclusione e 2.500 euro di multa, per frode nelle pubbliche forniture commessa a danno dell’amministrazione comunale lignanese, si vede ora non soltanto annullata l’assoluzione - che, con sentenza non meno sorprendente, i giudici di secondo grado avevano pronunciato con formula piena “perchè il fatto non sussiste” pur a fronte dell’intervenuta prescrizione del reato -, ma anche rinviato davanti al giudice civile in grado d’appello per il corrispondente giudizio sull’azione civile.

Il condizionale, rispetto al bilanciamento degli esborsi che saranno eventualmente stabiliti dal tribunale, è d’obbligo. A prescindere dalla decisione della Suprema Corte, infatti, la difesa di Giro è intenzionata a procedere lungo la strada annunciata non più tardi di un mese e mezzo fa: l’avvio di un’altra azione civile, volta a ottenere dal Comune di Lignano 8.566.819 euro. A tanto, secondo gli avvocati Alberto Sommaio e Maria Giulia Turchetto, ammonterebbe il danno subìto dal loro assistito a seguito «dell’illegittima risoluzione del contratto d’appalto» decisa dall’allora giunta Delzotto per presunte inadempienze della Ecoverde.

Intanto, però, a gongolare è soltanto il Comune di Lignano. Erano stati proprio i suoi legali, gli avvocati Luca Ponti e Luca De Pauli, a impugnare la sentenza d’appello e puntare su un nuovo colpo di scena nella vicenda giudiziaria.

L’appalto, e con esso le inadempienze contestate a Giro dal pm udinese, Andrea Gondolo, risalgono al periodo compreso tra il maggio 2005 e il luglio 2006. I primi sospetti erano sorti all’Ufficio comunale quando la mole dei rifiuti urbani era risultata aumentare proprio nei mesi invernali, cioè nella stagione in cui Lignano, persi i turisti, si spopola. La seconda segnalazione era arrivata dalla società Csr Bassa friulana spa: nei mucchi di immondizie conferiti nell’impianto di smaltimento di San Giorgio di Nogaro erano state notate, tra gli altri, pagine di giornali e multe riconducibili a territori del vicino Veneto. Da qui, la denuncia del titolare della ditta appaltatrice e l’avvio delle indagini che avevano poi accertato come i mezzi impiegati fossero tre, invece dei sei giornalieri previsti, e come fossero adoperati anche per la raccolta e il trasporto di rifiuti provenienti da Portogruaro e Comuni limitrofi e conferiti nell’impianto gestito dalla Daneco, a San Giorgio. Con correlativo addebito del costo di smaltimento al solo Comune lignanese.

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