SESSUALITA'

I salesiani indagano sul mondo del bondage

di Marta Artico

Circa 500 tra sessuologi, psicologi e criminologi hanno preso parte sabato al convegno promosso dall'Università salesiana di Mestre (Iusve) sulla fragilità sessuale e sulle pratiche estreme, per fornire un contributo scientifico utile in chiave psicologica e in ambito criminale.

MESTRE. Circa 500 tra sessuologi, psicologi e criminologi hanno preso parte sabato al convegno promosso dall'Università salesiana di Mestre (Iusve) sulla fragilità sessuale e sulle pratiche estreme, come bondage e Bdsm, per fornire un contributo scientifico utile in chiave psicologica e in ambito criminale. Alla Iusve si studiano sessuologia, psicologia e criminalità, con l'organizzazione di master sui temi più delicati, e l'obiettivo - è stato spiegato - è quello di indagare sulla personalità umana per garantire, secondo i dettami della chiesa, il bene della persona.

"La chiesa non deve avere tabù ma indagare"

La necessità di un confronto su queste tematiche è dettata dal fatto che gli eccessì sono stati derubricatì in ambito psicologico a normali pratiche sessuali. Il problema tuttavia rimane in chiave sessuologica, per tutelare i soggetti che si trovino a subire pratiche sessuali estreme (legature, dominazioni) per fragilità e non in piena coscienza.

Una performance di bondage

E resta il problema in criminologia, per un vulnus che non permette al perito di potersi esprimere con chiarezza sul ruolo o meno di vittima di una pratica Bdsm (masochismo, denominazione, sottomissione). Un compito, quello di sviscerare questi problemi, che l'Università salesiana di Mestre si è voluta dare, al pari dell'impegno che anche la Chiesa sta espletando per affrontare i temi delle violenze sui social, il bullismo e gli abusi sessuali, «perché il compito dei religiosi e di chi si forma con loro - è stato sottolineato - è di tutelare la persona».

Sesso estremo, il perché di un convegno