Corsa con incidente mortale torna in carcere il kosovaro

di Rubina Bon

La Cassazione ha rigettato l’appello della difesa che chiedeva che Kajtaz Kukiqi restasse ai domiciliari Il giovane è accusato insieme al cugino della morte del 53enne Giuliano Babbo di Brian di Eraclea 

SAN DONÀ. I carabinieri hanno suonato a Cessalto, nella casa dove Kajtaz Kukiqi era agli arresti domiciliari, ieri in tarda mattinata. In mano il provvedimento del tribunale del Riesame, dopo che la Cassazione ha rigettato l’appello della difesa. Per il 21enne kosovaro accusato dalla Procura veneziana di omicidio stradale, omissione di soccorso e violazione dell’articolo 9ter del codice della strada sulle gare di velocità per la morte dell’operaio 53enne di Brian, Giuliano Babbo, in concorso con il cugino Edmon Balaj (26enne di Salgareda, libero), si sono riaperte le porte del carcere a Santa Maria Maggiore. Nel penitenziario veneziano, Kukiqi era già stato detenuto per cinque giorni, assieme al cugino, dopo l’arresto nella notte tra il 24 e il 25 maggio subito dopo lo schianto in via Del Monaco, a San Donà. Ora attenderà in cella l’udienza preliminare, che dovrebbe essere fissata a breve, dopo che la pubblico ministero Carlotta Franceschetti ha già chiuso le indagini.

Tra carcere e domiciliari. Il ritorno dietro alle sbarre di Kukiqi è solo l’ultimo capitolo di un lungo iter sulle misure cautelari a carico del kosovaro. Il giovane infatti, subito dopo l’arresto, era stato portato in carcere su disposizione della pubblico ministero. Tempo cinque giorni e il giudice per le indagini preliminari Gilberto Stigliano Messuti non aveva convalidato l’arresto per i due cugini – mancando a suo dire l’elemento fondamentale della flagranza del reato – e soprattutto aveva disposto la scarcerazione e gli arresti domiciliari per Kukiqi, mentre la rimessa in libertà per Balaj. A quello stadio dell’inchiesta, secondo il gip, non ci sarebbero stati elementi per avvalorare la gara tra auto, evidenziando per il 21enne l’adeguatezza di una misura cautelare meno restrittiva come gli arresti domiciliari. La pubblico ministero aveva quindi presentato istanza al tribunale del Riesame, focalizzandosi esclusivamente sulla posizione del 21enne per il quale aveva chiesto il ritorno in cella. Una richiesta basata sul pericolo di reiterazione e su un «contesto familiare tutt’altro che positivo», evidenziando anche il fatto che il giovane era stato fermato già tre volte senza patente. A inizio luglio si erano espressi i giudici del Riesame: il 21enne deve tornare in carcere. Ma il provvedimento non era stato immediatamente eseguito in virtù del ricorso in Cassazione presentato dalla difesa di Kukiqi, con l’avvocato Alessandra Nava.

La Cassazione. Il ricorso – non nel merito ma sul diritto – è stato discusso giovedì. Secondo la tesi difensiva, per Kukiqi non sarebbero sussistiti né il pericolo di fuga, né di reiterazione del reato e proprio per questo i domiciliari sarebbero stati la misura idonea. Nella mattinata di ieri è arrivata la decisione della Suprema Corte: ricorso respinto e quindi immediata esecuzione di quanto deciso dal Riesame. «In questi mesi ai domiciliari, Kukiqi non è scappato e non ha reiterato. Le indagini sono chiuse. È un provvedimento illogico e inattuale dopo parecchio tempo dal fatto», commenta a caldo l’avvocato Nava che attende di leggere le motivazioni della Cassazione, «Il suo comportamento finora è stato corretto. Ora aspettiamo l’udienza preliminare». Il difensore sta valutando di chiedere l’ammissione al rito abbreviato. Intanto il 24 ottobre è fissata una nuova udienza in Cassazione sul ricorso della pubblico ministero contro la mancata convalida dell’arresto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA