Riviera del Brenta, violenza su una bambina condannato il vicino

di Rubina Bon

Quattro anni e sette mesi all’uomo che aveva invitato la piccola in casa sua poi l’aveva toccata. Era stata proprio lei a raccontare alla mamma il fatto

VENEZIA. Aveva invitato a casa la sua vicina, una bimba di nove anni, con il pretesto di guardare assieme un nuovo gioco per il computer. L’aveva fatta sedere sulle sue ginocchia, poi era scattata la trappola. Non c’era infatti alcun videogame da scoprire. Il cinquantenne aveva iniziato a toccare le parti intime della bambina, spingendosi anche oltre. Ma non era la prima volta che l’uomo aveva attenzioni di carattere sessuale nei confronti della piccola vicina. In precedenza, infatti, quando la bimba aveva solo sei anni, l’aveva invitata a casa e fatta stendere a letto con il pretesto di guardare assieme la televisione. Poi le aveva infilato una mano nelle mutandine.

Per questi due episodi avvenuti tra il 2010 e il 2014 in un comune della Riviera del Brenta, il 50enne - di cui non riportiamo le generalità nell’esclusiva tutela della privacy della piccola vittima - è finito a processo davanti al tribunale collegiale di Venezia, chiamato a rispondere di atti sessuali con minorenni oltre che di detenzione di materiale pedopornografico. Nel corso della perquisizione domiciliare, infatti, erano state trovate sette fotografie che ritraevano minori in atteggiamenti espliciti salvate sul suo computer portatile. L’imputato, difeso dagli avvocati Armando Di Tella e Angelo Maria Reccia, ha sempre negato ogni addebito.

Ieri l’ultimo atto del procedimento penale a carico dell’uomo: il collegio presieduto da Irene Casol - a latere Daniela Defazio e Sonia Bello - ha condannato il cinquantenne alla pena di quattro anni di reclusione, accogliendo la richiesta formulata dalla pubblico ministero Alessia Tavarnesi. Il risarcimento alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Barbara Tomarchio, dovrà essere determinato in sede civile. Intanto il tribunale collegiale ha disposto una provvisionale di 7mila euro alla bambina e di 2.500 euro a testa ai genitori.

Era stata la piccola, dopo l’episodio davanti al computer, a confidarsi con la madre raccontando di quell’incontro con il vicino di casa, che poi l’aveva toccata. Erano scattate la denuncia e quindi l’inchiesta. Nel corso dell’audizione protetta, la bambina aveva raccontato anche dell’episodio precedente, davanti alla televisione, e di quanto aveva subìto da quell’uomo che era abituata a vedere perché abitava a due passi da lei.