«Laguna, fra 20 anni San Giuliano andrà in secca»

di Mitia Chiarin

Allarme dopo i rilievi sui fondali: «Pescaggio di soli 30 centimetri con la bassa marea, 25 centimetri in meno in 17 anni»

MESTRE. «Se non si fa nulla subito, entro vent'anni la laguna di San Giuliano diventerà una grande secca e potremo chiudere il polo nautico di San Giuliano, tradizionale affaccio alla laguna dalla terraferma e trasferire tutto nel canale di San Secondo, lontano da Mestre». A dirlo sono i "guardiani" della laguna di San Giuliano, gli appassionati radunati dalla Canottieri Mestre e dall'associazione del Polo Nautico per tentare di trovare soluzioni ad un problema oramai sotto gli occhi di tutti: la laguna tra Mestre e Venezia e a fianco del ponte della Libertà sta diventando una enorme secca, impraticabile e puzzolente.

Campagna di rilevazione. Quest'estate, tra puzza di alghe marcescenti e chironomidi, una quindicina di volontari sono usciti con le barche per misurare lo stato dei fondali davanti a San Giuliano. Più in là si è messa al lavoro la grande chiatta di Rfi per liberare tre dei varchi del ponte ferroviario. Altri cinque varchi ha promesso di aprirli, con un proprio cantiere, il Provveditorato alle opere pubbliche (l'ex magistrato alle Acque). Ma la situazione è tanto critica da imporre velocità di azione e anche decisioni innovative.

Meno 30 centimetri. Nell'area davanti alle remiere dal Duemila al 2017 la profondità dell'acqua si è ridotta di 25 centimetri. «Davanti a San Giuliano l'interramento è progressivo e procede indisturbato», denunciano da San Giuliano Paolo Cuman, Giovanni Cecconi, Claudio Sofrizzi, Fabio Bertozzo e Roberto Agostini che hanno organizzato ieri sera un confronto pubblico sui dati raccolti. «Da 60 centimetri d'acqua nella situazione di bassa marea ora arriviamo ad avere solo 30 centimetri d'acqua. Con una media marea a 50 centimetri si possono perdere altri 10 centimetri. Una situazione di degrado generale che ha diverse cause e che nel 2037 potrebbe portare ad avere appena 17 centimetri d'acqua», spiegano. Le misure prese dai volontari con strumentazione di rilievo batimetrico sono state poi ripetute, e confermate, da una ditta specializzata.

La laguna che muore. L'enorme zona impraticabile davanti a San Giuliano oggi vede una abnorme produzione di alghe, un forte rallentamento del flusso delle acque dovuto ai sedimenti che si compattano con le alghe morte sul fondo provocando fenomeni, noti, specie d'estate, di interramento e anossia (mancanza d'ossigeno nell'acqua). E alla proliferazione delle alghe a scapito delle piante acquatiche che portano pesci in laguna, ci pensano anche i nutrienti che vengono sversati in laguna dal Canal Salso e dal canale delle Rotte. L'interramento è fenomeno progressivo che si verifica in laguna assieme alla subsidenza dei fondali e al fenomeno, in parte naturale e in parte indotto, dell'aumento della profondità delle acque.

La diga del ponte. Ma la zona di San Giuliano non ne è affatto beneficiata. Il ponte della Libertà con i varchi ostruiti dalle ostriche (si stima che ciascun varco sia bloccato da 700 metri cubi di cappe sedimentate) è diventato uno sbarramento al movimento di acque e venti. Una "diga" che produce il deposito dei sedimenti che arrivano in particolare dal Canale di Tessera e dall'Osellino per effetto del moto ondoso prodotto dai taxi dei collegamenti tra aeroporto Marco Polo e Fondamente Nuove, le barche trasporto e quelle dei pescatori, professionisti o meno. Giuseppe Cecconi e il gruppo di "guardiani" della laguna ieri con l'incontro con la stampa e poi con la presentazione pubblica dei dati raccolti intendono sollecitare chi di dovere, dal Comune al Provveditorato alle opere pubbliche, a mettere in piedi un grande progetto di intervento immediato.

Il progetto. «Occorre aprire subito tutti i varchi ostruiti del Ponte della Libertà e andare a dragare i canali. Lo si è fatto solo per la visita del Papa, andando a togliere 100 mila metri cubi di fanghi. E serve una manutenzione continua. Noi come cittadini e amanti della laguna ci offriamo come partner di un progetto che punti al riuso dei materiali: utilizzando i fanghi dragati, con apposite autorizzazioni e certificazioni, e le ostriche tolte dai varchi del ponte è possibile, pensiamo, confinare i canali dragati e ridurre il fenomeno della torbidità. Possiamo studiare un progetto pilota che potrebbe anche ottenere dei finanziamenti europei e pensiamo che con 2 milioni di euro si otterranno risultati», hanno spiegato.

Operazione vademecum. E servono anche regole di coabitazione tra natanti usati per lavoro e barche da diporto. Cuman, consigliere anche di Municipalità, spiega: «Occorre potenziare la segnaletica che è insufficiente e stiamo lavorando ad un vademecum di comportamento e regole da rispettare da condividere con darsene e trasportatori. Per vivere la laguna con rispetto».

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