È morto Bruno Filippini una vita tra chimica e Cgil

di Francesco Furlan

Le battaglie in fabbrica, poi divenne assessore. Orazione funebre di Cofferati

«Noi c’eravamo, e continuiamo ad esserci, ma voi dove eravate e soprattutto da che parte stavate? A quelli che oggi sono impegnati nelle celebrazioni dei 100 di Porto Marghera suggerisco di evitare narrazioni lontane dai fatti e dalla storia e di dare voce a coloro che quella storia l’hanno fatta davvero, i lavoratori “tutti” di Porto Marghera».

Bruno Filippini aveva chiuso così, firmandosi prima come ex lavoratore del Petrolchimico e poi come ex segretario dei chimici, il lungo intervento che lo scorso 19 luglio era uscito sulla Nuova, una riflessione su Porto Marghera in cui invitava a recuperare la memoria delle battaglie collettive degli operai, non per amarcord ma come monito per il presente. Battagliero fino alle fine, Bruno Filippini, 67 anni (ne avrebbe compiuti 68 il prossimo 19 novembre), è morto ieri notte alle 4 a Verona dove, molto malato, era ricoverato da quasi un mese. Unanime il cordoglio per uno dei protagonisti delle battaglie sindacali di Porto Marghera, leader dei chimici dal 1981 al 2001, negli anni successivi era stato anche consigliere comunale e assessore alla Casa e al Patrimonio nella giunta di Giorgio Orsoni. Ieri nella sede della Cgil di Venezia, in via Ca’Marcello, sono apparse le bandiere abbrunate e a mezz’asta mentre il funerale, con rito civile, si terrà venerdì prossimo alle 11.30 a Ca’ Farsetti, sede del municipio di Venezia, con orazione funebre di Sergio Cofferati e la lettura di un ricordo di Massimo Cacciari - il sindaco con il quale entrò in consiglio comunale - che, all’estero, non potrà partecipare alla cerimonia.

Un telegramma è stato inviato alla famiglia anche dal sindaco Luigi Brugnaro, a nome della città. Iscritto al Pci dopo una breve parentesi in Potere Operaio, impiantista chimico, dal 1971 al 1980 aveva lavorato alla Montedison, e nel 1981 il suo impegno nel sindacato - in quello che all’epoca si chiamava consiglio di fabbrica - lo aveva portato a guidare i chimici della Cgil, che in quegli anni a Marghera contavano migliaia di iscritti anche se, a sinistra, c’erano punti di vista sulle fabbriche di Marghera e il rapporto con la città, la conflittualità mai davvero ricucita tra posti di lavoro e rispetto dell’ambiente, occupazione e veleni. «Abbiamo avuto posizioni diverse, a volte anche nitidamente conflittuali, espressioni di vicende cruciali di Porto Marghera, di una storia drammatica e grande», ricorda l’ex Verde Gianfranco Bettin, «ma non è mancato mai il rispetto, magari avvolto nel ruvido confronto che sempre distingue chi agisce e si è formato nel lato duro e franco e perciò anche vitale della società».

Erano anni di forti tensioni sociali, e Filippini finì anche nel mirino delle Brigate rosse: la sua foto fu trovata in un covo utilizzato da appartenenti alla banda armata. Per questo girava scortato dai compagni della Cgil e del Pci. Con Sergio Cofferati, all’epoca segretario nazionale dei chimici Cgil, combatté la battaglia contro la privatizzazione della chimica per poi essere tra gli estensori del cosiddetto accordo di programma per lo sviluppo e la riconversione di Porto Marghera. A ricordarne l’impegno oggi sono i giovani sindacalisti da lui svezzati. «È stato Bruno», ricorda Riccardo Colletti, attuale segretario dei chimici veneziani, «a farmi entrare nel sindacato e a insegnarmi il mestiere. Voglio ricordare una frase di Bruno, lui diceva: “Quando i lavoratori sono con te e condividono le scelte, nessuno può mettere in discussione quello che stai facendo”. Non è una frase banale, ma è un modo di rappresentare con forza, passione e determinazione i più deboli, quelli che subiscono ingiustizie, la parte della società che è sempre stata messa in discussione da chi ha un potere più alto». Dopo gli anni nel sindacato la passione civica sui temi del lavoro e dell’occupazione l’aveva portato a ricoprire il ruolo di consigliere comunale dei Ds (Democratici di sinistra) tra il 2005 e il 2010 con la giunta del sindaco filosofo, a capo della commissione “Risorse umane, aziende e partecipazioni societarie”. Con l’arrivo di Giorgio Orsoni era diventato assessore (per l’Italia dei valori), occupandosi di Politiche della residenza tra il 2010 e il 2014, quando il ciclone del Mose portò alle dimissioni di Orsoni e alla caduta della giunta. Da assessore aveva iniziato a combattere il fenomeno delle case comunali in affitto ai furbetti e si era impegnato per trovare una sede a Emergency alla Giudecca, all’ex Cnomv.

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