Separazione Venezia-Mestre: Zaia non decide sperando nello Stato

di Ugo Dinello

La giunta regionale non fissa la data del referendum, posponendola in attesa che intervenga Roma. Il motivo ufficiale? "Evitare un conflitto istituzionale". Ma sullo sfondo ci sono i rapporti tesissimi tra il presidente della giunta regionale, il suo alleato Brugnaro e la base della Lega Nord che scalpita

VENEZIA. Alla fine Zaia non decide. La Regione ha infatti rimandato il referendum per l'autonomia tra Venezia e Mestre, sperando che sia il governo a pelare la patata bollente.

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Nessuna presa di posizione "forte" da parte di Luca Zaia e della giunta di centrodestra, infatti, su un tema "distruttivo" per la Lega Nord, come quello del quinto referendum per separare Venezia da Mestre.

Da una parte, infatti, la Lega Nord veneziana e mestrina, aveva fatto inserire il referendum nel programma elettorale, dall'altra il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, sostenuto proprio dalla Lega Nord, si è schierato contro il referendum, suscitando un vespaio di polemiche. Al punto da far "volare gli stracci" tra alleati, con tanto di accuse, mai provate, di interessi pesonali nel mantenimento dell'unione amministrativa tra laguna e terraferma. Brugnaro ha anche presentato, come sindaco comunale e metropolitano, due ricorsi al Tribunale amministrativo regionale (Tar) contro il referendum.

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Alla fine oggi la giunta regionale ha motivato la sua non decisione in un lungo comunicato.

"Nei giorni scorsi, data la complessità delle questioni giuridiche ed interpretative connesse all'effettuazione del referendum sulla separazione Venezia - Mestre e la pendenza di un giudizio avanti al Tar Veneto per due ricorsi proposti dal Comune e dalla Cittàmetropolitana di Venezia, stato chiesto all'Avvocatura regionale di esprimere un parere legale sulla questione, parere che pervenuto in questi giorni alla Presidenza. Il principale nodo di criticità deriva dal conflitto tra la normativa regionale (LR 25/1992) che, in attuazione dell'art. 133, secondo comma, della Costituzione, disciplina l'iter dei procedimenti volti all'approvazione delle leggi che dispongono i mutamenti delle circoscrizioni dei Comuni "sentite le popolazioni interessate" e una norma della cd. Riforma Delrio (art. 1, comma 22, della L. 56/2014) la quale legherebbe imprescindibilmente, secondo l'interpretazione statale, la modifica del territorio dei soli Comuni capoluogo di Città metropolitana all'eventuale possibilitàdi un'elezione diretta del Sindaco metropolitano prevista dallo Statuto della Città metropolitana stessa".

"Poichè il referendum sulla separazione Venezia-Mestre si inserisce, come noto, nell'ambito di un procedimento legislativo che stato avviato su iniziativa popolare (il Progetto di legge, presentato nel 2014, era corredato da pi di 7.000 firme di cittadini)", prosegue la nota regionale, "la Regione ha ritenuto finora di far prevalere la partecipazione democratica, consentendo la prosecuzione dell'iter legislativo. Con provvedimento n. 10 del 14 febbraio 2017 il Consiglio regionale ha infatti deliberato di ritenere meritevole di accoglimento il progetto di legge di iniziativa popolare, e con provvedimento n. 84 dell'11 luglio 2017, su proposta della Giunta regionale, ha individuato quale popolazione interessata dal referendum la popolazione del Comune di Venezia. Successivamente all'approvazione del secondo, sono state inviate alla Regione due note (da parte del Prefetto e del Sottosegretario di Stato per gli affari regionali) con cui lo Stato ha lamentato una "palese invasione alla sfera di competenza esclusiva statale" delineando la possibilità di un conflitto di attribuzioni tra Stato e Regione".

Brugnaro - Lega, rapporti tesi sul referendum

In pratica la Regione dà la colpa allo Stato. Non solo: pur non essendosi minimamente preoccupato di andare contro il parere statale per ben due volte negli ultimi mesi (nell'indizione del referndum sull'autonomia regionale e con la moratoria, poi rientrata, all'obbligo vaccinale scolastico) la giunta Zaia si dice preoccupata di non aprire un dibattito istituzionale proprio con lo Stato.

Per non "rompere" i rapporti non proprio idilliaci con la base leghista veneziana e mestrina, però, Zaia promette di definire il referendum in una data temporale nebulosa "i primi mesi del prossimo anno", proprio per far sì che il governo intervenga prima. Una mossa che gli permetterà, nel caso che il governo statale confermi di ritenere illegittimo il referendum, di poter dire: "Io l'avevo indetto, Roma non ha voluto".

"In tale delicato contesto", prosegue la nota, "sulla base del parere legale espresso dall'Avvocatura regionale, appare del tutto prudenziale, pur ritenendo non condivisibile la posizione espressa dagli Uffici statali, evitare un conflitto istituzionale ben più rilevante rispetto al contenzioso in corso circa lo svolgimento del referendum consultivo, e coordinare temporaneamente l'assunzione del provvedimento di indizione dello stesso referendum almeno per il tempo necessario a comprendere gli intendimenti del Governo. Resta fermo l'intendimento della Giunta regionale di garantire il sostegno dell'iniziativa popolare, approvando già nei prossimi giorni un provvedimento che indichi un preciso arco temporale entro cui indire il referendum (si ipotizza nei primi mesi del prossimo anno)".

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