Referendum Venezia-Mestre, giovedì atteso il verdetto Comitati in pressing

di Francesco Furlan

Incontro martedì mattina con il responsabile della Regione Zaia sta aspettando l’ultimo parere legale per decidere  

VENEZIA. Due giorni ancora per sperare, almeno dal punto di vista dei promotori del referendum per la separazione di Venezia e Mestre.

Due giorni perché domani, giovedì 7, sarà l’ultimo giorno per l’eventuale indizione, con i 45 giorni d’anticipo necessari per poterlo accorpare a quello sull’autonomia della Regione.

La giunta è in attesa di un ultimo parere legale, quello dell’avvocatura regionale. Il presidente della Regione, Luca Zaia, ieri ha spiegato che «tra un paio di giorni i legali della Regione depositeranno il parere che terrà conto di tutti gli aspetti della questione» e che «tale parere conterrà dati certi». Per capire cosa diranno questi dati. Il referendum per la nascita di due comuni distinti si potrà fare o l’avvocatura lo riterrà in contrasto con la legge Delrio che ha introdotto la Città Metropolitana, sparigliando le carte sulla nascita di nuovi comuni? Ieri i rappresentanti del coordinamento per la separazione hanno incontrato Maurizio Gasparin, dirigente a capo della macchina per l’organizzazione del referendum sull’autonomia.

Il comitato era rappresentato dai due portavoce, Debora Esposti e Cesare Peris, oltre a Stefano Chiaromanni (per gli autonomisti mestrini), Tullio Galfrè (Movimento Venezia autonoma) e Carlo Beltrame (Gruppo XXV Aprile). «Gasparin ci ha spiegato che non sarà una scelta politica ma tecnica», spiega Chiaromanni, «e che la parola definitiva ci sarà solo giovedì quindi noi speriamo che ci possa essere ancora qualche possibilità per indire il referendum, e soprattutto per accorparlo a quello sull’autonomia della Regione». Anche perché già in passato - ragionano dal coordinamento pro referendum - l’Avvocatura regionale si era espressa in modo favorevole rispetto alla legittimità giuridica del referendum».

Nel frattempo però sono arrivati altri pareri, tra i quali quelli del governo, attraverso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianclaudio Bressa, che vanno nella direzione opposta, sostenendo che il percorso del referendum è stato superato dall’introduzione della legge sulla Città metropolitana. Contro il referendum separatista inoltre pende un doppio ricorso presentato al Tar - udienza non ancora fissata - dal Comune di Venezia e dalla Città metropolitana, entrambe guidate da Luigi Brugnaro. Ancora poche ore di attesa e la decisione della Regione sarà nota, mentre i promotori dell’iniziativa - a sostegno della quale aveva raccolto circa 10 mila firme - si dividono tra scetticismo e speranza. «Anche se non indire il referendum», fanno sapere dal coordinamento, «sarebbe come tradire le 10 mila persone che hanno firmato per poter votare».