«La gente correva, gli spari, il sangue»

di Andrea Visconti

Il racconto di Marino Stocco, il 57enne di Dolo ferito a New York: «Soltanto allora ho capito di essere stato colpito»

NEW YORK. La polizia non è ancora riuscita a scoprire chi sia stato a sparare a un turista veneto in visita a New York che domenica si era perso in un quartiere poco raccomandabile.

«Ho mal di testa ma probabilmente è a causa dello stress», ha detto il cinquantasettenne Marino Stocco dopo essere stato dimesso dal Richmond University Medical Center dove era stato ricoverato a seguito di un proiettile volante che lo aveva colpito a una spalla.

Preferisce non parlare della pericolosa vicenda in cui si era trovato suo malgrado dopo essersi perso nel distretto newyorkese di Staten Island. Le uniche dichiarazioni è riuscito a strapparle un giornalista locale che scrive per il Staten Island Advance. Una decina di minuti al telefono mentre Stocco era ancora ricoverato in ospedale.

«Volevo esplorare la zona», ha detto Stocco a Joseph Ostapiuk raccontando attraverso un inteprete di essere arrivato negli Stati Uniti il 25 luglio scorso con la famiglia. Domenica però i suoi familiari erano stanchi e avevano preferito non andare a fare turismo.

«Fino a quel momento tutto era andato benissimo». Si riferiva al tragitto usando mezzi pubblici da Queens, dove alloggia, fino a Staten Island, prima in metropolitana e poi in traghetto attraverso la baia di New York.

Sceso dal battello il turista di Dolo (ora residente a Piazza Vecchia di Mira) si è trovato disorientato. «Non sapevo neppure da che parte fosse il nord», ha raccontato spiegando che la destinazione finale era il museo Garibaldi-Meucci, dedicato alla storia italo-americana.

«Non conoscevo le strade e ho chiesto informazioni a una passante», ha proseguito Stocco, precisando che lo scambio con la donna non era stato sufficiente per dargli un maggiore orientamento della zona, «non avevo veramente idea da che parte andare e così ho continuato a camminare».

Una camminata nella direzione sbagliata perché il museo italo-americano è sulla sinistra dall’attracco del traghetto a circa tre chilometri di distanza mentre il visitatore veneto era andato dritto avvicinandosi a una zona malfrequentata, con spacciatori e gang locali.

«Non avevo paura. Mi sentivo tranquillo», ha aggiunto Stocco, precisando di essere arrivato vicino a un parco-giochi e di essersi seduto su una panchina senza avere la sensazione di trovarsi in una zona particolarmente pericolosa della metropoli americana. «D’un tratto ho visto bambini che correvano via dal parco. Poi ho sentito dei colpi di arma da fuoco e a quel punto ho capito di essere stato colpito».

Con il sangue che gli colava lungo la spalla sinistra si è incamminato verso un viale vicino al parco, Crescent Avenue, ed è qui dove una residente della zona ha chiamato la polizia.

«Mi è sembrato che si sentisse sollevato perché il proiettile non era andato in profondità», ha concluso il giornalista del Staten Island Advance a cui Stocco ha detto di non avere alcuna intenzione di interrompere il suo soggiorno newyorkese per colpa di questo episodio di violenza urbana. Dice di non avere alcuna fretta di ritornare a casa.

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