«Contratto, accordo illegittimo il Comune riapra le trattative»

di Roberta De Rossi

Il tribunale accoglie il ricorso dei sindacati che avevano contestato l’intesa sull’integrativo siglata con la sola Cisl. La giudice: «Impedita la negoziazione, c’è stata condotta antisindacale»  

La bocciatura è di quelle che lasciano il segno: la giudice del lavoro Chiara Coppetta Calzavara ha dichiarato illegittimo il contestato accordo decentrato di lavoro dei 2800 dipendenti comunali, firmato dall’amministrazione Brugnaro con la sola Cisl.

L’integrativo è stato annullato dal Tribunale a causa del comportamento anti-sindacale del Comune di Venezia nel corso delle trattative: accolto così in pieno il ricorso presentato da Cgil Funzione pubblica, Uil, Csa, Diccap, Cobas.

Cosa salta. Il giudice del lavoro ha annullato l’accordo decentrato con il quale il Comune aveva (tra l’altro) legato il riconoscimento di una parte dei premi alle ormai famose “Idee vincenti” presentate dai lavoratori (c’è chi ha proposto gadget-stivali per l’acqua alta o interruttori crepuscolari: criteri contro i quali il M5s ha presentato un esposto alla Corte dei Conti), come pure la produttività-a-punti per i vigili urbani, un tanto a sequestro di merce o a multa per eccesso di velocità. Il giudice del lavoro ha ora azzerato tutto.

La contesa. I nuovi criteri di valutazione del lavoro dei comunali, con relativi premi in busta paga, sono uno dei punti forti del programma della giunta Brugnaro. Il confronto con i sindacati è stato lungo ed estenuante ed ha risentito anche delle dure vertenze su precari, Casinò, asili nido. La trattativa sull’integrativo si era così trascinata per mesi su posizioni molto lontane, con l’amministrazione (rappresentata dall’assessore Paolo Romor) decisa a chiudere quanto prima e i sindacati decisi a chiedere criteri meno discrezionali di valutazione del lavoro dei dipendenti.

La rottura. È maturata il 6 aprile, quando il Comune presenta le sue “Idee”. Cgil, Uil, Cobas, Csa, Diccap non ci stanno e lasciano il tavolo del confronto, tanto che l’amministrazione continua la discussione solo con la Cisl, rinviando a una nuova data la vertenza per la chiusura sulla parte economica. Nella tensione politica di quei giorni, i segretari di Cgil, Uil, Diccap, Csa, Cobas si dichiarano comunque pronti a proseguire il confronto per cercare l’intesa sul merito: qualsiasi giorno, tranne il 27 aprile 2017, perché impegnati in altre trattative. E per quando il Comune convoca l’incontro? Proprio per il 26 e il 27 aprile. Così, all’appuntamento si presentata nuovamente la sola Cisl, che sottoscrive da sola l’accordo che l’amministrazione ha poi reso operativo, provocando l’immediata reazione degli esclusi dal confronto, che si sono rivolti al giudice del lavoro, patrocinati dagli avvocati Antonio Fiamingo e Gianluca Perdichizzi.

La difesa. L’Avvocatura civica ha difeso le scelte del Comune sostenendo che erano stati proprio i ricorrenti ad abbandonare il tavolo delle trattative, sostenendo così che «la difficoltà di individuare date per gli incontri e la mancata partecipazione a quello del 27 aprile fossero in realtà finalizzate a chiudere la trattativa senza un nulla di fatto» e ricordando il rischio di disperdere i finanziamenti del fondo integrativo stanziato dalla giunta per la produttività, a condizione che fosse raggiunta un’intesa su «un accordo decentrato integrativo valido ed efficace». Sul punto, la giudice riconosce che le trattative hanno subito una battuta d’arresto per la decisione dei sindacati di abbandonare il tavolo e «che ciò che deve essere garantito alla organizzazioni sindacali è il diritto di contrattare, ma non il diritto a che vengano accolte le loro richieste», aggiungendo però che ciò che dev’essere censurato e vietato è una condotta della controparte che attraverso mezzi sleali eluda le trattative».

Ed proprio qui che inizia il comportamento illegittimo dell’amministrazione: questione di metodo.

Comune antisindacale. Tutto da rifare per quanto riguarda premi a progetto e riconoscimento del merito, perché il Tribunale ha annullato l’accordo, reso illegittimo dall’incaponirsi dell’amministrazione su quella data di aprile.

Per la giudice Coppetta Calzavara, infatti, «il comportamento del Comune appare incomprensibile (...) deliberatamente volto a non consentire alle organizzazioni sindacali ricorrenti di partecipare all’incontro del 27 aprile», non essendo provato che non si potesse fare in altra data.. «Tale comportamento», scrive ancora la giudice, «costituisce condotta antisindacale, che di fatto ha impedito alle organizzazioni ricorrenti, l’esercizio dell’attività propria, è quella di negoziare».

Illegittimo il comportamento e illegittimi, di conseguenza, gli atti che ne derivarono, tanto che il giudice ha annullato l’accordo, ordinando al Comune che eventuali effetti già applicati siano rimossi e «di riaprire le trattative in essere al 27 aprile», con tanto di spese legali da pagare. Tutto da ridiscutere, dunque: sarà un agosto caldo di trattative.

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