Cambio di sesso: in fila a Venezia dalla specialista arrivata dagli States

di Vera Mantengoli

In laguna la chirurga Bowers: «Percorso da sostenere». Appello dell'avvocatessa Gracis per il centro regionale

VENEZIA. Alcune sono insegnanti, altre coiffeurs, ma ci sono anche mangiafuoco e manager. Sono le persone della porta accanto, ma con una differenza. Il loro sesso non coincide con quella che sentono essere la loro identità e non riescono più a vivere mentendo a se stesse. Ammetterlo però è solo il primo passo di un percorso lento e a ostacoli che non sempre finisce con un'operazione chirurgica riuscita.

Ieri pomeriggio la ginecologa e chirurga americana Marci Bowers, tra le più celebri esperte di operazioni di riassegnazione di genere, è arrivata a Venezia con la sua compagna Annie, un tempo sua moglie. Marci stessa, classe 1958, è stata tantissimi anni fa un uomo e ha avuto da Annie due figlie e un figlio. Dal 2004 ha operato 1750 uomini che sono diventate donne e 400 donne che sono diventate uomini.

L'età di chi decide di cambiare genere va dai 17 ai 70 anni: «C'è chi si porta dentro questo segreto per quasi tutta la vita», racconta Bowers. «Ma poi non riesce più a sopportare il pensiero di dover morire senza aver vissuto pienamente in armonia con il proprio Sé».

Oggi Bowers continua a essere un punto di riferimento mondiale per questo tipo di operazioni, ma nonostante abbia sempre invitato i chirurghi europei ad assistere agli interventi per imparare, soltanto un belga, Stan Monstrey, si è presentato qualche anno fa da lei in California, dove lavora. La sua fama è stata snobbata anche dalla Regione Veneto che, pur sapendo del suo arrivo da quattro mesi, soltanto ieri mattina si è degnata di rispondere all'avvocatessa civilista di Conegliano Alessandra Gracis che si sta battendo per i diritti di chi soffre di quello che i medici chiamano "disturbo di identità di genere".

Gracis stessa è stata uomo fino al 2013, quando ha deciso di cambiare sesso pur rimanendo con la sua compagna di sempre, Roberta. Oggi, insieme alla collega Gianna Coin, Gracis ha una trentina di cause in corso sulla questione, per la maggior parte di operazioni non riuscite. «Per quattro mesi ho mandato lettere alla Regione dicendo che era in arrivo un medico di fama internazionale», spiega Gracis che ieri ha prenotato a sue spese un ambulatorio privato per consentire a Bowers di incontrare alcuni pazienti, «dal 1993 esiste una legge regionale sulla rettificazione di sesso (25/06/1991 n. 22) che spiega gli obblighi della Regione mai stati attuati».Gli articoli in sintesi dichiarano che la Regione debba fornire «l'assistenza medico chirurgica necessaria alla rettificazione di sesso» e «individuare delle strutture adeguate per gli interventi, e verificarle dopo un anno».

«Sono passati 24 anni», prosegue Gracis, «il centro regionale di riferimento non funziona e non c'è nessuna volontà per affrontare la questione». Dopo aver comunicato che avrebbe proceduto per vie legali, ieri mattina ha risposto il dirigente Luciano Flor scrivendo che «sono in corso tutte le iniziative per permettere l'accesso in strutture regionale dal professionista da lei indicato».

Intanto ieri pomeriggio l'ambulatorio in campo Santa Marina si è riempito di una dozzina di persone, molte accompagnate dal partner, arrivate da tutta Italia: «La biologia stessa insegna che la vita è diversità e non ci si può fermare all'idea che o nasci uomo o donna», ha detto Bowers: «Le religioni fanno del bene, ma in questo caso bloccano la scienza impedendo ad alcune persone di diventare se stesse. Tutta la società è cresciuta opponendosi alla natura, tirarla in ballo solo per la questione sessuale è una mancanza di onestà».

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