Abusivismo nel Veneziano: sequestrati 3,2 milioni di prodotti falsi  

di Rubina Bon

Denunciate 451 persone. Nelle casse di Ca’ Farsetti mancano 42 milioni di proventi derivanti dalle sanzioni agli irregolari

VENEZIA. Il solo Comune di Venezia ha in bilancio oltre 42 milioni di multe per abusivismo commerciale. Che però non sono state riscosse. È la cartina al tornasole di un fenomeno, quello della contraffazione e della lotta all’abusivismo connessa, che ha in Venezia, meta turistica oltre che snodo commerciale, uno dei suoi epicentri assieme alle spiagge del litorale. Nel 2016 in provincia sono stati sequestrati 3.250.065 articoli falsi o non a norma nell’ambito di 4.259 servizi antiabusivismo condotti dalle forze dell’ordine che hanno portato a 3.914 sequestri e alla denuncia di 451 persone.

I dati elaborati dal Censis sono stati presentati ieri in Prefettura durante il convegno “Contro la contraffazione: la risposta del territorio” organizzato nell’ambito della seconda Settimana nazionale anticontraffazione promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico.

I dati di un anno di lotta all'abusivismo


Finanza e Agenzia delle Dogane. Nel 2016 in provincia di Venezia, solo le Fiamme gialle e le Dogane hanno effettuato 348 sequestri (+20,8% rispetto al 2012), intercettando 103.608 pezzi tarocchi (-12,5%). Una diminuzione, quest’ultima, che va letta nell’ottica della tecnica utilizzata dai contraffatori che parcellizzano il carico di merce così da sfuggire più facilmente ai controlli e minimizzare le perdite in caso di controlli e successivi sequestri. Sempre più spesso la merce falsa viaggia in piccole quantità, mescolata ai prodotti originali. In alternativa i tarocchi arrivano in Italia come merce non dichiarata e sono intercettati durante i controlli per l’incongruenza tra le quantità dichiarate e quelle reali. Il settore maggiormente colpito è quello degli accessori (57,5%), seguito dall’abbigliamento (20,1%) e dalle calzature (6%).

Grecia e Turchia. È la Turchia - e non la Cina - il Paese da cui proviene la maggior parte dei prodotti tarocchi intercettati dalle Dogane: questo perché la merce contraffatta percorre rotte tortuose e viene scaricata e ricaricata in diverse nazioni proprio per eludere i controlli. Non solo punto di smistamento: in Turchia è florida anche l’industria del falso. Altro fronte è quello dei camion che arrivano a Venezia con i traghetti dalla Grecia: a bordo è stato rinvenuto l’11,2% dei prodotti sequestrati.

L’asse Venezia-Rovigo-Padova. La merce che arriva a Venezia - ovvero i “prodotti neutri” senza segni distintivi e i materiali per la loro rifinitura - è destinata per la maggior parte alle province di Napoli (36,9% dei pezzi) e Padova (34,2%). Il materiale prende immediatamente la strada della provincia di Rovigo per le fasi di assemblaggio e rifinitura. I prodotti finiti vengono trasportati a Padova, al Centro Ingrosso Cina, da dove vengono commercializzati in tutta Italia. In minima parte tornano in centro storico, dopo essere stati stoccati nei capannoni della periferia veneziana, e sul litorale.

Bengalesi, africani e cinesi. È agli ambulanti di queste nazionalità che viene per la maggior parte affidata la vendita in strada dei prodotti tarocchi. Gli africani, in particolare senegalesi, sono specializzati nella commercializzazione di accessori in pelle acquistati all’ingrosso a 7-12 euro e rivenduti a non meno di 20. I bengalesi sono specializzati nella vendita di merce non conforme alle nome di sicurezza. Si va dai selfie stick agli occhiali falsi, dalle freccette luminose alle smash water balls. Oggetti che, all’ingrosso, hanno un valore di pochi centesimi e che sono rivenduti a circa 5 euro. Nelle località balneari il commercio dei tarocchi è in capo per la maggior parte a cinesi e bengalesi.

Ordinanze e divieti. Dal 2011 a Venezia è in vigore un’ordinanza che vieta il trasporto di mercanzia in borsoni senza giustificato motivo. In questo modo la polizia municipale può sequestrare la merce a “borsa chiusa”, senza dover dimostrare la presenza di prodotti falsi all’interno. Quanto al commercio ambulante in centro storico, a vietarlo c’è una legge regionale del 2001. Ma la polizia locale deve riuscire a intercettare l’abusivo nell’atto della vendita. Cosa che non sempre è facile. Lo ha ammesso lo stesso comandante della polizia municipale Marco Agostini: «La legislazione in materia ci offre pochi strumenti per combattere gli abusivi».