La Cisl: «Per noi la controparte è il sindaco»

di Mitia Chiarin

Il sindacato fa il punto sul contratto bocciato: legittimo ed efficace, torniamo tutti alla trattativa

VENEZIA. «L’emendamento alla legge Madia, da noi sollecitato assieme al nazionale, è passato con l’aiuto dei parlamentari veneziani, e per questo ringraziamo Sara Moretto del Pd e il sottosegretario Pierpaolo Baretta. Lo abbiamo presentato da soli perché gli altri speravano che il caos della normativa Madia aumentasse il caos in Comune di Venezia».

La Funzione Pubblica della Cisl veneziana ha convocato i giornalisti per ribadire la propria posizione. «Il contratto decentrato è il primo passo. Si tratta di un contratto legittimo e ora la cosa migliore è tornare tutti al tavolo di trattativa per fare in modo che la macchina comunale sia più utile alla città e ai cittadini. Come sindacato di categoria noi puntiamo alla contrattazione», hanno ribadito il segretario territoriale Massimo Grella e quello della Fp Cisl di Venezia Carlo Alzetta assieme a tre dei cinque delegati della sigla sindacale che da sola ha sottoscritto il contratto decentrato con l’amministrazione Brugnaro. Anche la Cisl chiede di tornare al tavolo di trattativa ma con una posizione ben diversa dagli altri sindacati (Cgil, Uil, Csa, Diccap, Cobas) che dopo 50 ore di trattativa quel contratto non lo hanno sottoscritto e ora, dopo aver ottenuto una valanga di no al referendum, invitano il sindaco a riaprire la trattativa partendo dalla cancellazione di quell’accordo decentrato che invece la Cisl continua a difendere.

Perché si tratta di un contratto «legittimo ed efficace», ribadiscono. E il testo finale della legge Madia contiene quell’emendamento sostenuto dalla Cisl che «permette di destinare ai lavoratori una cifra aggiuntiva rispetto al 2016 di 2,6 milioni di euro».

Grella, Alzetta e delegati mostrano la prima versione della legge che rischiava di lasciare a quota zero i comunali a Venezia. Ancora, la Cisl ribadisce che l’accordo sottoscritto con l’amministrazione Brugnaro «vincola la stessa alla negoziazione con il sindacato e impedisce azioni unilaterali» come era già avvenuto nel 2016.

E quindi la soluzione alla situazione attuale di empasse è una sola, dice la Cisl.

«Dopo il risultato del referendum, chiederemo all’amministrazione comunale di continuare il confronto. Riteniamo che se ci sarà un apporto costruttivo e di merito da parte di tutti si potranno migliorare gli effetti della contrattazione sia verso i lavoratori che la cittadinanza e le imprese». Anche perché ci sono ancora molte questioni da discutere: dai progetti speciali per polizia locale, organizzazione del lavoro negli uffici, settore educativo che comprendono al loro interno anche questioni non trattate, ammette la Cisl e che disturbano (un esempio? l’invito a ridurre le “pause fisiologiche” tra il personale della polizia municipale, ndr) e poi ci sono questioni da sviluppare come il welfare aziendale, il telelavoro e il lavoro agile. Sullo sfondo, l’evidenza che questo accordo decentrato non è stato compreso dai lavoratori e che la Cisl «non è affatto un sindacato “giallo”, appiattito sulle posizioni del sindaco», ribadisce Massimo Grella. Anzi: «Deve essere chiaro che il sindaco per noi resta controparte. Il problema del Comune di Venezia è la evidente disorganizzazione degli uffici e le difficoltà di questa amministrazione. Anche noi abbiamo contestato le idee vincenti, che erano concepite in modo sbagliato. E infatti nell’accordo decentrato abbiamo ridotto il valore economico di queste idee vincenti da 426 mila a 200 mila euro, il 5% del peso economico. Noi quindi siamo non appiattiti sul sindaco ma una terza voce in questa contrattazione».

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