Adesca minori e le ricatta con foto sexy su Fb, studente di Fossò in carcere

di Rubina Bon

Secondo la Procura almeno 15 ragazzine da tutta Italia sarebbero finite nella rete. La difesa: «Colpa di un hacker»

FOSSO'. Avrebbe adescato su Facebook le vittime - tutte ragazzine tra i 12 e i 14 anni - con la promessa di farle partecipare a concorsi di bellezza. Ma per poter procedere, doveva necessariamente vedere le foto delle candidate. Alle giovanissime chiedeva immagini via via sempre più hard con la minaccia che se non gliele avessero inviate, avrebbe pubblicato gli scatti sexy già in suo possesso sul profilo Facebook delle stesse vittime. Cosa che peraltro poi avrebbe comunque fatto.

La Polizia Postale a caccia di adescatori su Facebook

Una quindicina le vittime - dal Veneto alla Sicilia e alla Sardegna - che hanno sporto querela e hanno fatto scattare le indagini della polizia postale, confluite a Venezia per competenza territoriale e arrivate a una svolta nella settimana prima di Pasqua con l’arresto del presunto responsabile: A.Z., 23 anni di Fossò, studente universitario a Padova, portato in carcere a Santa Maria Maggiore.

Molto pesanti le accuse a suo carico mosse dalla pubblico ministero Elisabetta Spigarelli in 2.000 pagine di indagine per fatti tra loro analoghi risalenti al biennio 2015-2016: adescamento di minori, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, diffamazione (attraverso Facebook). A carico del giovane c’è già una condanna in primo grado a 8 mesi per pedopornografia per episodi del 2014. Contro la sentenza è pendente il ricorso in appello.

Stando alle accuse formulate in questa indagine dalla Procura, lo studente adescava ragazzine usando Facebook e l’applicazione Messanger. Una volta ottenute le foto hard delle minorenni con la promessa di farle partecipare a concorsi di bellezza, riusciva a impossessarsi delle credenziali d’accesso ai profili Facebook delle stesse ragazzine, arrivando a pubblicare sulle bacheche delle vittime le loro stesse foto sexy accompagnate da frasi offensive.

Il difensore dello studente, l’avvocato Marco Locas, sostiene che il suo assistito sia egli stesso una vittima: «La Procura ha come elemento d’accusa l’indirizzo ip della connessione di casa dell’indagato», spiega, «Il mio assistito sostiene che un hacker si sia appropriato del suo ip, con la conseguenza che tutte le operazioni appaiono riconducibili a lui». Dopo l’arresto, il 23enne ha reso un interrogatorio dichiarandosi innocente. Ieri al tribunale del riesame è stata discussa l’istanza presentata dall’avvocato Locas, che è stata respinta. Nei prossimi giorni la difesa depositerà una consulenza tecnica per dimostrare l’estraneità dello studente alle accuse.

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