«Multe più salate per chi non disdice in tempo le visite»

Il direttore generale Dal Ben sulle nuove disposizioni «Più attenzione alle prestazioni aiuta ad abbattere le liste»

La sanità è un bene di tutti, quindi chi da oggi non disdice una prestazione medica o una visita specialistica in tempo (entro due giorni lavorativi dalla data dell’esame o della visita) si aspetti una multa salata. Le sanzioni in alcuni casi possono arrivare anche a centinaia di euro, come nel caso di una Tac o di una risonanza magnetica. È quanto previsto dalla legge 30 del 30 dicembre 2016 della Regione, che ha sancito che (art. 38 comma 12) chi non si presenta il giorno previsto «è tenuto al pagamento della prestazione all’erogatore pubblico o privato accreditato, secondo la tariffa prevista dal vigente nomenclatore tariffario, anche se esente dalla partecipazione alla spesa sanitaria».

«Va sottolineato il senso di invito all'educazione civica. Tutti siamo tenuti a utilizzare con attenzione e appropriatezza il servizio sanitario» spiega il direttore generale della Usl 3 Serenissima Giuseppe Dal Ben «perché è un bene civico fondamentale che mette in campo risorse importanti e tutti siamo tenuti a rispettare il diritto altrui di ottenere una prestazione: se non posso utilizzare quella che avevo prenotato, la lascio libera per tempo, perché possa essere utilizzata da un altro cittadino».

Un aggravio notevole rispetto alla situazione precedente che prevedeva, per chi era esente, di pagare solo il ticket. Un problema non da poco potrebbe porsi, per esempio, quando vengono colpite le fasce più deboli. Anche per questo il direttore regionale Domenico Mantoan ha detto ai direttori generali di chiedere che i pazienti che non disdicono o si dimenticano, scrivano le motivazioni della mancata disdetta, per poi valutare come procedere.

«Le aziende sanitarie valuteranno i singoli casi per le sanzioni» prosegue Dal Ben «come già stanno facendo, tenendo conto delle motivazioni fornite anche da chi non disdice entro i termini. Chiedono e chiederanno il pagamento della prestazione solo a chi non ha lasciato libera la prenotazione senza un valido motivo, per mancanza di rispetto verso il servizio e verso gli altri cittadini. Le aziende sanitarie, inoltre, manterranno anche in questo caso una grande attenzione verso le fasce deboli, verso chi ha difficoltà e giustificazioni reali».

In effetti, considerando che ci si lamenta a volte per gli appuntamenti dati anche a mesi di distanza, la nuova regola potrebbe portare a una consapevolezza maggiore dell’importanza del servizio sanitario. «L’intento preventivo ed educativo ha già prodotto effetti positivi» procede Dal Ben «Più attenzione da parte dei cittadini alle proprie prenotazioni significa più spazio per gli altri e minori liste d’attesa. Nella sostanza, nulla ha da temere chi utilizza il servizio sanitario considerandolo per quello che è, cioè un servizio prezioso, che anche il singolo cittadino può contribuire a tutelare da sprechi e malfunzionamenti».

Stessa filosofia anche per il direttore generale Carlo Bramezza del Veneto Orientale che ha aggiunto che i più smemorati in genere sono la fascia dai 40 ai 50 anni e che «si cerca di analizza caso per caso dato che c'è già il doppio ticket che pesa (base più specialistica) sui pazienti».

Vera Mantengoli

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