«Io, pescatore abusivo per fame»

di Diego Degan

L’ultima denuncia riporta a galla una realtà di disperazione

CHIOGGIA. «Era la seconda volta che andavo a pescare di frodo. E solo perché da cinque mesi non guadagnavo neppure un centesimo. Ho una compagna e una bimba di pochi mesi, non ho casa, stasera non so dove dormire e neppure se avrò qualcosa da mangiare. Che altro posso fare se non trovo lavoro?». Fabio ha 54 anni ed è uno degli ultimi denunciati dai carabinieri di Venezia per pesca abusiva di caparozzoli.

Lo hanno beccato a San Giorgio in Alga, una delle zone più inquinate della laguna. E lui, tra l’altro, non ha neppure la licenza di pesca. «È un mestiere che avevo fatto tanti anni fa. Ma ormai è diventato pericoloso».

Fabio ha deciso di raccontare la sua storia per disperazione, perché, «non so più cosa fare», e per sfatare l’idea che l’abusivismo sia frutto della criminalità. «È solo miseria», dice.

Fino a due anni fa lavorava al Mose. Licenziato, ha percepito nove mesi di disoccupazione, poi gli è rimasta solo la pesca abusiva. «Chi crede che ci si guadagni, sbaglia» dice Fabio «togli le spese e dividi, fanno poche decine di euro a testa. Bisogna andare quasi tutte le notti e ogni volta è un rischio. Chi compra da noi? Spesso non lo sappiamo neppure: arriva il furgone, carica il pescato, paga e va via. Destinazione ignota».

Anche quella notte doveva andare così. «Eravamo in tre sulla barca», racconta. «Io, mio figlio sedicenne avuto con la mia ex moglie, anche loro senza reddito, e un amico, nelle mie stesse condizioni. Pochi metri più in là, un’altra barca, altri disperati. I carabinieri sono arrivati all’improvviso, con un barchino come i nostri, camuffato da pesca. L’altra barca è riuscita a scappare. A noi ci hanno abbordato, io sono scivolato e mi son ferito a una gamba. Non li ho riconosciuti subito. “Chi siete?” gli ho chiesto spaventato, “Carabinieri” mi hanno risposto».

«Ho spiegato che non avevo lavoro. “Chiedete ai vostri colleghi di Chioggia. Mi hanno trovato in auto senza assicurazione e bollo. Sono stati loro che mi hanno indirizzato ai servizi sociali che mi hanno dato una mano per la bambina”. Ma la denuncia me l’hanno fatta lo stesso».

Fabio e la sua famiglia sono ospitati di parente in parente, ma non si fermano mai a lungo da nessuno. Il futuro, per loro, è un’incognita, come un barchino da pesca, di notte, in mezzo alla laguna.