Occupazione, sos under 30 «Senza lavoro 4 su dieci»

di Gianni Favarato

Il congresso della Cisl punta sui giovani. Bizzotto: «Servono formazione continua e alternanza scuola-lavoro: troppi si devono accontentare di contratti precari»

La Cisl veneziana, forte dei suoi 76 mila iscritti nei 44 Comuni della Città metropolitana, ha aperto ieri al Laguna Palace di Mestre il suo congresso partendo, naturalmente, dal mondo del lavoro ma con un occhio di riguardo ai giovani.

Il congresso, infatti, è stato aperto con la presentazione di una ricerca sui giovani veneziani e una tavola rotonda con alcuni di loro. «In un mondo del lavoro che non riesce a occupare quasi il 40 per cento dei giovani sotto i 30 anni di età e con un sistema politico non riesce a rispondere sul piano locale agli effetti di una crisi internazionale iniziata fuori dall’Europa» ha detto il segretario generale Paolo Bizzotto nella sua relazione introduttiva «è rimasto l’unico punto di riferimento per essere ascoltati, un luogo dove chiedere aiuto a fronte di precarie condizioni di vita e dove promuovere politiche attive del lavoro, investimenti e politiche industriali aumentando la competitività e produttività delle aziende».

«La crisi economica si abbatte sulla Comunità e si perdono i diritti sociali» ha proseguito Bruno Bizzotto «aumentano le disuguaglianze, aumenta la fragilità delle persone a partire dagli anziani, per questo occorre un rinnovato impegno sindacale nei confronti dei giovani».

In apertura del congresso, ancor prima della relazione del segretario generale, la Cisl veneziana ha puntato i riflettori proprio sui giovani, partendo dalla presentazione e dalla discussione della ricerca predisposta da Michele Pasqualotto di Lan (Local Network Area) che fornisce una serie di dati analitici sulla relazione tra un mondo del lavoro sempre più complesso e ancora in forte difficoltà e i giovani tra 15 e i 30 anni residenti nell’area della Città metropolitana di Venezia che corrisponde a quella della Provincia, ormai abolita.

La ricerca sulla realtà veneziana – come ha spiegato Pasqualotto – mostra un mercato del lavoro «con un’offerta più frammentata e più discontinua nel tempo, con una riduzione ormai irreversibile dell’industria manifatturiera di derivazione statale e con una crescita apparentemente incontrastabile delle filiere in cui si articola il turismo: accoglienza, ristorazione, servizi alla persona e commercio». In questo quadro «le attività legate al turismo si saldano al processo di una sorta di metropolitanizzazione dell’immigrazione, che a Venezia è ben più pronunciato che altrove visto che gli stranieri hanno da tempo presidiato attività che non derivano dall’inserimento in attività gestite da italiani, ma che offrono servizi e prodotti graditi sia ai turisti, spesso connazionali, sia alla propria etnia insediata».

Dai dati della ricerca presentata ieri, relativi al 2015 ma significativi di una tendenza confermatasi nel 2016, gli occupati con meno di 30 anni di età erano 40.926 , di questi la maggioranza (il 64 %) aveva un contratto di lavoro a tempo indeterminato e il restante si è dovuto accontentare di contratti precari: il 25% a tempo determinato, l’11% con contratti stagionali, il 30% part time. I giovani al lavoro nel 2015 erano, in prevalenza (il 27%) , occupati nel turismo (ristoranti e alberghi); il 19% nel commercio; il 16% in una fabbrica e il 14% nei servizi. Nello stesso periodo sono aumentati dell’82% i disoccupati under 30 rispetto a quanti erano nel 2008, come pure sono cresciuti del 13,2% gli inattivi (che non studiano e non cercano un lavoro) pari a 66,36. Nel 2016 – stando ai dati più aggiornati della ricerca condotta dal network Lan – il numero di giovani under 30 (intendendo sempre coloro in età lavorativa, quindi dai 15 ai 29 anni) nella Città metropolitana era di 115 mila unità, il 13% della popolazione complessiva provinciale (circa un punto in meno del dato medio veneto), in flessione del -16% rispetto a 15 anni fa, mentre in Veneto sono diminuiti del 12%. Come se non bastasse c’è anche un contestuale «invecchiamento della popolazione pronunciato e salito velocemente, che vede attualmente un numero di uomini e donne tra i 40 e i 64 anni pari al 150 % in più di quelli tra i 15 e i 39 anni.

La ricetta della Cisl per uscire da questo drammatico impasse «a fronte della trasformazione in corso della produzione industriale e dei servizi, sono necessarie adeguate politiche per il lavoro, una formazione continua, l’effettiva alternanza scuola-lavoro e politiche per l’occupazione giovanile costruite sul territorio e con le comunità».

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