Nigeriana porta il Comune in tribunale

Noale. «Mi negano l’assegno di maternità». Il vicesindaco: «Non ha i requisiti». Udienza il 7 aprile

Per il Comune di Scorzè, una nigeriana di 32 anni non ha requisiti per avere l’assegno di maternità dell’Inps ed è citato in giudizio dall’avvocato della donna. L’udienza è fissata per il 7 aprile alle 10.30 a Venezia e la giunta ha dato mandato al sindaco Giovanni Battista Mestriner a comparire. Una vicenda nata nelle scorse settimane quando la giovane madre, Esther Anyaso Oluchi, si era rivolta agli uffici del municipio per avere le 5 mensilità, ovvero 1.694,45 euro totali, 338,89 euro al mese. Si tratta di una cittadina nigeriana, divenuta madre di una bimba nata a Mirano lo scorso 5 ottobre. La 32enne ha un permesso di soggiorno per motivi familiari e abita a Scorzè. L’assegno di maternità è erogato dall’Inps ma dev’essere il Comune, nella veste di intermediario, a comunicare all’istituto se la donna possiede i requisiti minimi e per il municipio non ci sono; infatti, spiegano dagli uffici, la donna ha sì il regolare documento ma con scadenza 24 dicembre 2017, e non è detto che sia rinnovato, mentre la legge lo chiede a tempo indeterminato per avere la somma, come ne è in possesso il marito connazionale.

E qui è nata la controversia; il legale della nigeriana, come altri tribunali (cita Verona), ha stabilito «il comportamento discriminatorio di Inps e Comune di Verona» si legge «consistito nell’aver inizialmente negato alle ricorrenti il beneficio sociale dell’assegno di maternità comunale, dichiarando la cessazione della materia del contendere con riferimento alla domanda di condanna all’erogazione della prestazione, condannando entrambi i convenuti al pagamento delle spese legali, in virtù del principio di soccombenza virtuale». Per il tribunale di Alessandria, scrive sempre l’avvocato, «è direttamente applicabile la direttiva 2011/98 dell’Unione Europea», quella che consente ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro. Insomma, «ordinare al Comune di Scorzè e all’Inps di Venezia di cessare la condotta discriminatoria», si legge nella notifica del legale della 32enne, «attuata nei confronti della ricorrente».

Il Comune è convinto di rispettare la legge. «Abbiamo fatto tutte le verifiche con i nostri uffici», spiega il vicesindaco Nais Marcon, «e stiamo rispettando le norme in vigore e quelle applicate dalla stessa Inps. Abbiamo controllato anche come si comportando altri Comuni, più importanti e grandi del nostro, veneti e non solo: il requisito dev’essere di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato».(a.rag.)