«Stanco di essere sfruttato ora sono un imprenditore»

di Marta Artico

La storia di Alvise Canal, 22 anni di Mestre, che ha fondato un’agenzia di copywriting. «All’inizio ho avuto paura ma adesso quando mi alzo la mattina sono felice»

MESTRE. Era stufo di essere sfruttato e sottopagato nonostante fosse preparato, così ha deciso di mettersi in proprio e creare la sua attività senza chiedere prestiti o indebitare la famiglia. Ha 22 anni, si chiama Alvise Canal e ha dato vita tutto da solo a un’agenzia di copywriting che ha sede a Mestre, per ora nella sua abitazione, e va già a gonfie vele.

Lancelot Copywriting è una realtà che si occupa di creare testi per il web, scrivere racconti, gestire i social network di piccole e grandi aziende e svolgere attività di correzione bozze, editing e valutazione manoscritti. Nell’era in cui i lavori bisogna inventarseli, essere smart e vedere oltre, cercando di sintonizzarsi sui bisogni di chi un lavoro ce l’ha già ma non sa come condividerlo e digitalizzarlo, è fondamentale. Alvise è una sorta di autodidatta che cavalca i tempi. Mestrino, studi allo scientifico Giordano Bruno, poi si è iscritto a Chimica a Ca’ Foscari. Scrive da quando ha 6 anni e gestisce siti da quando ne ha 13.

Come hai cominciato?

«Ho iniziato a progettare questa attività perché stanco di studiare una materia che non mi interessasse davvero e perché stanco di essere sottopagato dal mio ex datore di lavoro» .

Cos’hai fatto allora?

«Ho seguito corsi online, letto in media un libro ogni tre giorni, approfondito argomenti e lavorato. I miei genitori non sapevano nulla. Ho fatto tutto di nascosto perché non avrebbero capito. Dopo mesi di progettazione sono riuscito ad avviare questa realtà e oggi i clienti cominciano ad arrivare, assieme alle prime collaborazioni con aziende importanti. Non lo nego, ho avuto paura. Scegliere di lasciare tutto e lanciarsi in un’avventura del genere è rischioso, ma non tornerei mai indietro. Ora la mattina mi sveglio e sono felice come non mi accadeva da anni».

Cosa facevi per il tuo ex datore di lavoro?

«Qualunque cosa: web marketing, gestione profili social, campagne per posizionare clienti su motori di ricerca, scrivevo articoli».

Un lavoro richiesto?

«Moltissimo»

Da chi?

«Qualunque azienda ha questa necessità. La maggior parte non lo sa fare, io ho affinato le conoscenze di web marketing, informatica, web marketing persuasivo, strategie per posizionare su motori di ricerca, appunto».

Com’eri inquadrato?

«Per non pagare troppe tasse, il titolare mi faceva un contratto a ore di prestazione occasionale, un contratto “un po’ così” diciamo, giusto per non dovermi assumere».

Come hai iniziato?

«Ho trovato un annuncio online, sono corso a Jesolo, ho lavorato così per sei mesi».

Poi?

«Dopo due mesi ho iniziato ad avere qualche dubbio, non mi piaceva come venivano gestiti i clienti, il mio lavoro non era di qualità. Gestivo pagine facebook, post per spa, hotel, oppure per queste aziende scrivevo articoli su blog e siti: i dieci alimenti per dimagrire, tecniche per avere glutei sodi, cose del genere. Passavo ore a documentarmi, non sono il tipo che solo perché lo pagano poco scrive stupidaggini, mi impegnavo, lo facevo al meglio».

Adesso cos’è cambiato?

«Prima per scrivere posti su Facebook guadagnavo un euro, adesso ne prendo 15 solo per correggerli».

Quali sono i tuoi clienti tipo?

Gestisco un dj che si è messo a pubblicare e-book, vuole posizionare il suo nome, vuole che la gente comperi le guide per comporre musica che ha creato, pertanto ha bisogno di me, faccio in modo che la gente le trovi online, sul web, e così se ne accorga e le comperi».

E poi?

«Aiuto un’azienda di trasporti che acquista e rivende auto. Sono in trattative, per fare un esempio, con un’azienda di ingegneria biomedica che cerca nuovi dipendenti ma non riesce a trovarli, perché la maggior parte sono propensi a cercare multinazionali per avere maggiori garanzie. Questa azienda vuole invogliare i possibili dipendenti, fare in modo che scelgano di lavorare con loro, far conoscere le opportunità, per questo deve posizionarsi su Google e social».

Dove lavori?

Lavoro da casa mia adesso, mi basta un pc e una connessione internet, è quello che si dice digital native».

Cosa pensano i tuoi?

Domanda complicata: i miei vorrebbero io finissi l’università, mio papà è dirigente chimico, mia mamma è laureata, ma non ce la faccio a seguire cose che non mi piacciono. Adesso mi sveglio e dico, per la prima volta: cavolo ho voglia di lavorare, di darmi da fare. Vedono che sono felice, anche se un po’ stressato, e si sono adeguati alla mia scelta».

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