«Lavoro nero? No, era in regola»

di Elisabetta B. Anzoletti

Emanuele Mazzaro (Sst): il pensionato è stato assunto per due giorni, impugneremo le multe

CHIOGGIA. «Nessun lavoratore in nero, nessun danno erariale e nessuna interruzione per l’attività del mercato ittico». L’amministratore unico di Sst, Emanuele Mazzaro, smonta una a una le accuse dei consiglieri di opposizione Marco Dolfin (Lega) e Jonatan Montanariello (Pd) sul caso delle multe elevate dai carabinieri dell’Ispettorato del lavoro (Nil) per la presenza di un lavoratore irregolare al mercato ittico nella notte del 16 febbraio.

Cosa successe quella notte? «La direzione del mercato si è trovata di fronte a un’emergenza, l’assenza per malattia dei due addetti di Sst per l’area mercato e ha dovuto trovare una soluzione rapida per evitare l’interruzione dell’attività. Dalle 3 del mattino a mezzogiorno il mercato ha transazioni per 300.000 euro. Interrompere l’attività significava perdere tutte le transazioni, causare un danno enorme alle ditte che caricano da noi e lasciare tutta Italia senza pesce fresco. È stato chiamato in servizio un ex dipendente, con una lunghissima esperienza e la conoscenza perfetta del software che gestisce tutta l’attività del mercato. Non in nero, ma con un contratto di collaborazione di due giorni».

I carabinieri del Nil sostengono però che la collaborazione non fosse regolare, tanto che vi hanno contestato una sanzione di 3.000 euro.

«Esatto, una sanzione che noi contestiamo e che impugneremo nelle sedi opportune. I carabinieri casualmente sopraggiunti al mercato quella notte ritengono che la collaborazione non andasse bene, in evidente contrasto con quanto recita la circolare del ministero del Lavoro: ci hanno non solo multato, ma anche obbligato ad assumerlo per almeno tre mesi, altrimenti ci avrebbero chiuso il mercato. Una cosa assurda perché non siamo una ditta privata, ma non essendoci i tempi e i margini per un contradditorio, abbiamo subito provveduto all’assunzione per non mettere a rischio l’attività degli operatori del mercato».

Motivo che ha spinto i consiglieri di Lega e Pd a ipotizzare il danno erariale.

«Nessun danno erariale perché l’ex dipendente si è licenziato due giorni dopo, appena l’emergenza del personale è rientrata. Peraltro non si è mai trattato di un lavoratore in nero perché aveva una collaborazione e veniva pagato alla luce del sole, non con mazzette sottobanco. I consiglieri che hanno sollevato il caso lo sanno e hanno mistificato apposta la realtà per farne un caso politico. Atteggiamento grave, dato che hanno tutti i documenti e bastava leggere. Il lavoro in nero è un reato penale, l’irregolarità a noi riscontrata è di tipo amministrativo».

La seconda multa, di 2.411 euro, da cosa dipende?

«I carabinieri contestano di non aver trovato in sede un documento amministrativo. Ovvio: alle 6 del mattino gli uffici sono chiusi. Il documento, che abbiamo esibito qualche ora dopo, era perfettamente custodito nell’ufficio accanto al mio che di notte è chiuso. Anche questa seconda sanzione sarà impugnata. Riteniamo il comportamento del tutto censurabile».

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