Scorzè, restituisce portafoglio perso e non vuole la ricompensa

di Alessandro Ragazzo

Era scivolato di tasca a Mauro Pesce, di Scorzè, scendendo dall’auto in ospedale dentro tutti i documenti e 250 euro. La sera ha sentito suonare alla porta di casa

SCORZÈ. L’educazione e l’onestà suonano alla porta. Suonano alla tua porta di casa, quando meno te lo aspetti e avevi perso le speranze, anche se, in cuor tuo, desideravi che andasse così. Dopo tutto dentro a quel portafoglio c’erano tutti i tuoi documenti, bancomat e un bel po’ di soldi, 250 euro: niente è stato toccato. Anzi, tutto è stato restituito al legittimo proprietario, uno scorzetano di 46 anni, Mauro Pesce, dipendente della San Benedetto.

L’uomo si è trovato alla porta di casa colui che quel portamonete, non solo lo aveva trovato, ma ne ha addirittura cercato il proprietario per consegnarglielo. Ed è partito da Ponzano per raggiungere Rio San Martino, non proprio dietro l’angolo.

Dovrebbe essere sempre così, a volte purtroppo non lo è, ma questa è una storia da raccontare, successa domenica scorsa, all’ospedale di Mestre. Protagonisti Pesce, appunto, e Loris, il trevigiano.

Lo scorzetano si reca all’ospedale dell’Angelo, parcheggia la macchina nella zona sotterranea, scende dall’auto ma non si accorge che a terra cade il portamonete e tira diritto, raggiungendo il reparto. Sono le 14.50. I minuti passano, finché non gli viene voglia di prendere qualcosa da consumare al distributore automatico ma non ha un soldo, il portafoglio non è in tasca come pensava e inizia a preoccuparsi. E ti poni le solite domande: dove l’ho messo? Mi è caduto? L’ho dimenticato da qualche parte? «La seccatura è perdere i documenti» spiega l’uomo «mentre per i contanti dici vabbè». Nonostante abbia cercato ovunque, il borsello non sbuca fuori e, una volta rientrato a Scorzè, va giustamente a fare denuncia di smarrimento ai carabinieri.

Fin qui tutto regolare; Pesce inizia a chiedere in giro aiuto ma alle 21 suona il campanello di casa. Vai te a pensare ci sia qualcuno che ti consegni i documenti e i soldi. E invece sì, c’era proprio qualcuno con il portamonete. «Un signore di mezza di età di Ponzano» racconta Mauro Pesce «venuto all’ospedale perché era appena divenuto padre. Ha recuperato il borsello e me lo ha riportato. Dentro c’era tutto; ha solo rovistato per rintracciare un indirizzo dove trovarmi. E me lo sono visto alla porta».

Finita? Assolutamente no, perché Loris non ha voluto un solo centesimo di ricompensa, neanche un aperitivo. «Mi ero fatto avanti per dargli un riconoscimento», continua Pesce, «ma non ha voluto. Non mi resta che ringraziarlo, ha avuto un comportamento davvero meritevole e si è comportato da uomo onesto». Da signore, appunto.