Prof licenziata. «Chiediamo il reintegro»

di Vera Mantengoli e Rubina Bon

Fiorenza Pontini rimossa dall’incarico ma il suo avvocato annuncia battaglia al Tar: «Provvedimento illegittimo»

Licenziata Fiorenza Pontini, la professoressa d’inglese al liceo classico Marco Polo che aveva scritto sul suo profilo Facebook frasi pesantemente razziste contro gli immigrati. Tra i diversi post, nel più crudo si leggeva: «Poi ho torto quando dico che bisogna eliminare anche i bambini dei musulmani, tanto sono tutti futuri delinquenti».

Il comportamento era stato ritenuto ingiustificabile e in contrasto con la deontologia professionale di un docente della scuola italiana, tanto che il Ministero della Pubblica istruzione ne ha disposto il licenziamento in tronco. Lo conferma l’avvocato Renato Alberini che rappresenta la docente nell’inchiesta penale per odio razziale a carico di Fiorenza Pontini avviata dalla Procura di Venezia.

Sul fronte del licenziamento, invece, punta alla riforma totale del provvedimento e quindi al conseguente reintegro l'avvocato amministrativista Paolo Seno del Foro di Venezia che per conto della professoressa ha presentato un ricorso al tribunale amministrativo regionale lagunare. I giudici si pronunceranno mercoledì 25 sull’aspetto cautelare, mentre per la discussione sul merito l’udienza è fissata per metà febbraio. «Riteniamo che il provvedimento sia illegittimo», spiega l'avvocato Seno, «Quanto alle motivazioni contenute nel ricorso, saranno analizzate dal giudice, perciò non voglio anticipare nulla». Nel mirino, in verità, ci sono due provvedimenti: il primo, ovvero la sospensione della docente per 60 giorni, subito seguito dal licenziamento.

Il futuro professionale della prof è dunque in bilico. Adesso si apre infatti un percorso diverso da quello precedente. Il licenziamento è infatti la chiusura dell’iter avviato del Ministero dell’Istruzione, partito dall’Ufficio Provvedimenti Disciplinari diretto da Domenico Martino, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Venezia. «Il caso era stato esaminato da noi», spiega Martino, «La docente aveva presentato una memoria difensiva tramite il suo avvocato e poi il Ministero aveva fatto le sue valutazioni. Adesso presenteremo la difesa dell’amministrazione e un giudice emetterà la sentenza».

La notizia del licenziamento era arrivata a scuola durante le vacanze di Natale, ma essendo una comunicazione privata e interna non era ancora stato detto nulla agli studenti. «Non ho mai sentito la docente», afferma Annavaleria Guazzieri, preside del liceo classico Polo e del liceo artistico statale, «Come scuola abbiamo recepito la comunicazione e, nel rispetto della privacy della docente, non abbiamo effettuato comunicazioni. Aspettiamo la sentenza del giudice, poi capiremo il da farsi. Volevamo garantire agli studenti la tranquillità, anche perché la notizia aveva scatenato un grande assedio dei media».

In effetti i post («Mi dispiace che qualche profugo si salva», «almeno morissero tutti», «bruciateli vivi», «ammazzateli tutti») avevano attirato l’attenzione nazionale e aperto numerosi dibattiti sul ruolo dei docenti e dei social network. Gli studenti e la scuola avevano subito reagito condannando le frasi e avviando una serie di iniziative volte a valorizzare la diversità, come l’incontro con l’ex prefetto Domenico Cuttaia. «Venerdì abbiamo avuto la notte bianca dei licei», prosegue Guazzieri «e ieri l’Open Day del liceo artistico e musicale. Anche in queste occasioni non sono mancati interventi mirati a sottolineare l’importanza della diversità e il valore della solidarietà». Ieri la prof Pontini aveva il cellulare spento. La docente all’epoca aveva sostenuto che si trattasse di frasi scritte senza pensarci e, soprattutto, senza fondamento, ribadendo che nella realtà a scuola aveva mostrato film di «grande impatto educativo ed emotivo, come la storia di Nelson Mandela».

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