Annuncia il suicidio su Facebook, poi si spara alla tempia

di Marco Filippi, Andrea De Polo, Valentina Calzavara

Marco Favaro, veneziano di Spinea, gestiva una pizzeria a Zero Branco, nel Trevigiano. L’anno scorso aveva perso la moglie

ZERO BRANCO (TREVISO). «Addio... Non ce la faccio più». Poche parole sul proprio profilo Facebook, seguite da tre faccine tristi, che annunciano un tragico destino. Ha deciso di accomiatarsi da chi lo conosceva in questo modo, alle 16.52 di mercoledì 21 dicembre, Marco Favaro, cinquantenne originario di Spinea, il gestore della pizzeria paninoteca “Al Settimo Cielo” sulla Noalese a Zero Branco.

Anche il figlio di 14 anni ha appreso da Facebook, rispondendo ad alcuni messaggi allarmati, che qualcosa di grave era successo al padre. Il barista l’ha fatta finita all’interno del proprio locale, sparandosi un colpo di pistola alla testa, seduto sulla sedia del tavolo dove, fino ad un anno e mezzo fa, era solito consumare pranzo e cene assieme all’amata moglie, Morena Voltan, scomparsa nel giugno del 2015 a causa di un male incurabile.

PAOLO CREPET. Il professor Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, osserva da tempo il modo in cui la nostra società interagisce e di recente ne ha fatto un libro “Baciami senza rete”, edito da Mondadori, in cui analizza l'impatto di Internet nelle relazioni umane. Non accusa la tecnologia ma invita a usare il buon senso. E a sedersi a tavola, in famiglia, per parlare.

«Questa vicenda dimostra la distorsione con cui percepiamo e adoperiamo i social: diamo loro in pasto la nostra vita e assistiamo inerti a quella degli altri. Ormai siamo diventati dei tossicodipendenti da digitale e qualsiasi cosa della nostra quotidianità finisce in questo calderone. Mi fidanzo e lo metto su Facebook, mi lascio e posto l'informazione, con la stessa facilità con cui mi accordo con le amiche per andare al cinema. La deriva ci ha portato a mettere sui social anche le cose più drammatiche della nostra vita e nessuno sembra chiedersi come si fa a dare una simile importanza a una bacheca virtuale. Si è perso il senso della misura, i social network vengono visti in modo totalizzante. Nessuno sembra considerare che non possiamo metter la vita con V maiuscola sui social».

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