Filmati pedo-pornografici nel pc, denunciati padre e figlio a Noale

di Francesco Furlan

Coinvolti nella stessa operazione della polizia postale che ha portato all’arresto di un sandonatese. I file trovati durante la perquisizione, operazione in tutta Italia: ripresi anche minori di 10 anni

NOALE. Due noalesi, padre e figlio rispettivamente di 73 e 38 anni, sono indagati per il possesso di filmati pedo-pornografici, di cui sono stati trovati in possesso dopo una perquisizione della polizia postale. Una vasta indagine, partita da Firenze e che ha raggiunto anche il Veneto e Venezia. Oltre ai due noalesi indagati infatti c’è anche una persona arrestata - di cui la Nuova aveva dato conto nei giorni scorsi - a San Donà di Piave. Massimo Burato, 48 anni, arrestato con l’accusa di detenzione di materiale pedo-pornografico, nell’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere, ottenendo la misura dell’obbligo di dimora, una misura cautelare meno gravosa al posto degli arresti domiciliari.

In Veneto inoltre c’è un altro indagato, un 41enne di Vicenza. Nel complesso - come emerso dall’indagine - sono stati oltre 10mila i video pedopornografici scaricati dai 44 soggetti italiani, e altri 120 europei, statunitensi e dell’America Latina, ritraenti soggetti minori anche sotto i 10 anni. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Firenze, ha portato all’arresto di 5 persone in flagranza in varie città italiane (oltre a Venezia, Arezzo, Roma, Ferrara, Brescia). Trenta le persone denunciate, 44 le perquisizioni effettuate dalla polizia postale che, come ha spiegato ieri il questore di Firenze Alberto Intini, presentando i risultati dell’operazione, «grazie alla legislazione vigente ha potuto, utilizzando falsi profili, portare avanti l’inchiesta anche sotto copertura». Le persone coinvolte sono di tutti i ceti sociali, tra i 30 e 50 anni in maggioranza, anche se ci sono quattro pensionati, e tra questi il 73enne di Noale. Le perquisizioni sono state effettuate in Toscana, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Puglia e Sicilia. L’inchiesta è partita dalla denuncia, nel 2015, di un cittadino di Livorno che, scaricando musica tramite un programma di file sharing, al posto del file con le sue canzoni preferite si è trovato nel computer un video pedopornografico. L’operazione, denominata Sweep web, ha permesso anche di sequestrare filmati con scene di sesso di adulti con bambini anche di cinque anni, sembra quasi tutti girati all’estero.

Le sequenze contenute nei file saranno ora caricate sul database dell’Interpol denominato International Child Sexual Exploitation, nel tentativo di arrivare all’identificazione dei minori abusati e di acquisire elementi su possibili 120 soggetti stranieri individuati e sui responsabili degli abusi. I video venivano scaricati di notte.

«Un crimine odioso e obbrobrioso», ha detto il procuratore della Repubblica Giuseppe Creazzo per il quale la polizia delle comunicazioni «dovrebbe essere potenziata: ormai gran parte dei reati avviene sul web». Gli agenti per entrare nel giro hanno finto di essere interessati a immagini e video, e per sei mesi hanno tracciato e indagato tutti coloro che scaricavano materiale anche se per accedere alla sezione più nascosta del web occorrevano particolari password.

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