Facebook censura ancora l’opera di Newton

Bloccato il profilo di un fotografo veneziano che aveva postato l’immagine di una donna a seno nudo

VENEZIA. Helmut Newton ancora censurato. Chi avrebbe mai pensato che una foto artistica, scattata da uno dei fotografi che hanno fatto storia, venisse più volte bannata da Facebook perché considerata scabrosa? Eppure, per la seconda volta, il social network ha bloccato per un mese intero i profili del fotografo veneziano Matteo Chinellato, reo di aver pubblicato l’immagine della donna con il seno al vento sul Canal Grande.

«L’avevo postata a marzo» racconta il fotografo, «e solo adesso mi è arrivata la notifica che i miei profili sono tutti bloccati. È assurdo, su Facebook gira di tutto, eppure dopo mesi mi sono ritrovato tutto bloccato».

Non è la prima volta che Facebook si accanisce contro un’opera d’arte. Non solo la stessa foto di Newton era stata vista nella pagina Facebook della Casa dei Tre Oci con la conseguenza che era stata bloccata per un mese, ma la censura si era perpetrata anche nei confronti di un’opera di Gustav Klimt, posizionato all’ingresso del Museo di Vienna. Il murales, firmato anche dal pittore, raffigura una donna egiziana con una collana e il corpo nudo. Niente, neppure in quel caso, anche se si trattava di un’opera firmata ed esposta in uno dei musei più importanti d’Europa, Facebook ha cambiato idea.

«Prima sembrava che mi avessero bloccato per 30 ore, almeno così mi era apparso» spiega Chinellato «poi invece ho scoperto che erano 30 giorni. Sono andato sul Forum per le contestazioni e non mi hanno nemmeno risposto».

Una grande penalizzazione per chi, come lui, lavora da freelance: «I miei profili li uso in prevalenza per lavoro» afferma «e adesso mi ritrovo che non riesco a lavorare, né a rispondere ai messaggi. È come se fossi bloccato per un mese. Adesso uso il mio profilo Matteo Chinellato 2 e nessuno mi ha detto nulla. Mi sembra davvero assurdo. Basta guardare su Facebook e si trova di tutto, eppure il seno di un’opera viene censurato e nel mio caso il lavoro penalizzato, il tutto solo perché ho fatto pubblicità a una mostra di uno dei più grandi fotografi della storia». (v.m.)