Consiglio straordinario aperto sul caso gpl

Chioggia. La richiesta dalla capogruppo del Pd, Barbara Penzo: «Ci vuole il no convinto di tutti»

CHIOGGIA. Un Consiglio comunale straordinario e aperto alla città sull’impianto gpl per chiudere il cerchio sulle azioni che saranno intraprese nel concreto. La richiesta è stata protocollata ieri dalla capogruppo del Pd, Barbara Penzo, con il sostegno di un quinto del Consiglio (come prevede il regolamento), e dovrà essere evasa entro 20 giorni. «Credo sia indispensabile un ulteriore momento pubblico in cui far sintesi», spiega la Penzo, «nelle ultime settimane sono emersi elementi nuovi, ma nella commissione consiliare del 26 ottobre si sono anche creati dei fronti diversi che sarebbe il caso di ricompattare per un’azione più proficua. Noi chiediamo che si confermi la volontà dell’intero Consiglio nel dire no all’impianto, così come è emerso nella seduta del 30 settembre, e chiediamo all’amministrazione di annullare l’atto con cui il dirigente nel 2014 ha dato il via libera urbanistico. Un provvedimento che servirà per ulteriori mosse di contrasto».

È in particolare su questo punto che il fronte si è aperto. Il comitato No Gpl, che si avvale della consulenza del professor Carlo Giacomini (urbanista e docente Iuav), sostiene che l’annullamento dell’atto sia indispensabile per creare una falla nel sistema autorizzativo e bloccare l’iter, mentre la giunta grillina sostiene che il parere dirigenziale sia nei fatti superato dal decreto interministeriale del maggio 2015 che, facendo riferimento al decreto legge 5 del 2012, sugli impianti strategici nazionali, bypassa il parere comunale. Insiste sulla necessità dell’annullamento in autotutela di quella delibera anche il Comitato per il rilancio del porto.

«Il Comune deve esprimere un parere di opportunità dell’opera, valutarne la discrezionalità e gestirne la questione consapevolmente», sostiene il presidente del comitato del porto, Alfredo Calascibetta, «ne deriva che un solo cittadino può fare un esposto alla procura della repubblica, denunciando il ministero dello Sviluppo economico e il Comune, in sede penale, per aver consentito la costruzione di un deposito di materiali infiammabili da 9.000 metri cubi, in centro abitato, senza gli adempimenti previsti dalle svariate leggi che tutelano la sicurezza e la salute dei cittadini».

Il Comune, al momento, si sta concentrando sulle diffide nei confronti della Capitaneria di porto e della Città metropolitana, chiamate a esprimersi sull’utilizzo della banchina e sull’impatto ambientale.

Elisabetta Boscolo Anzoletti